La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

martedì 11 aprile 2017

I Riti della Settimana santa a Sessa Aurunca




Riti, processioni, canti, musiche sacre e devozione popolare caratterizzano ogni anno la Settimana Santa di Sessa Aurunca. Dopo il lungo cammino quaresimale, 
le confraternite cittadine animano i giorni che precedono la Pasqua. Dal lunedì al mercoledì santo, esse partono dalla propria chiesa per raggiungere la Cattedrale e adorare il SS. Sacramento. Si tratta delle sei congregazioni intitolate a San Biagio, al SS. Rifugio, al SS. Crocifisso, alla SS. Concezione, a San Carlo Borromeo e alla Vergine del Rosario. Nascono storicamente in epoche diverse, ciascuna con una specifica finalità assistenziale.





Il mercoledì sera, nella chiesa di S. Giovanni a Villa, i confratelli del SS. Crocifisso compiono l'antico rito dell'Ufficio delle Tenebre. Salmi recitati e lezioni cantate scandiscono il tempo della cerimonia. Le 15 candele poste sulla «saetta» (un grande candeliere a forma triangolare) vengono spente progressivamente, ad eccezione dell'ultima, nascosta dietro l'altare a rappresentare la luce del Signore che non si spegne. Nella chiesa rimasta completamente al buio, tutti i partecipanti battono le mani su banchi e sedie per qualche secondo, rievocando il terremoto che si scatenò alla morte di Cristo.


La sera del giovedì santo ha luogo il consueto «struscio», il passeggio tra le vie del centro per la visita agli altari della reposizione allestiti nelle parrocchie. Nel pomeriggio del venerdì Santo si celebra la Liturgia della Passione in Cattedrale, dopo la quale i confratelli del SS. Crocifisso si recano alla chiesa di S. Giovanni a Villa per dare inizio alla processione dci Misteri. Le statue raffiguranti la Passione di Cristo vengono portate in processione per il centro storico al suono delle marce funebri, che danno il tempo alla «cunnulella»: un andamento dondolante con passi in avanti e dietro per «cullare» le statue cercando di lenire i tormenti del Cristo sofferente. Tra una marcia funebre e l'altra, è possibile ascoltare il canto del Miserere, mentre grossi falò (“carraciuni” in dialetto locale) ardono nelle piazze principali. È un evento che registra ogni anno migliaia di visitatori, a cui si aggiungono i tantissimi cittadini sessani che vivono lontano e che in questi giorni ritornano i città per vivere i riti della Passione e la Pasqua insieme ai familiari. Intorno all'una di notte, i Misteri rientrano in chiesa, e i fedeli si accalcano per prendere le camelie presenti sulle statue: reliquie «da contatto» da conservare con cura o donare agli affetti più cari.

Solo poche ore di pausa, e la mattina del sabato altri due gruppi statuari si preparano ad attraversare le vie di Sessa Aurunca. La statua della Deposizione, custodita dai confratelli di San Carlo Borromeo, e quella della Pietà, portata dai confratelli del SS. Rifugio, escono dalle rispettive chiese e si incontrano lungo il percorso per poi procedere insieme in un unico corteo per tutta la mattinata. Al termine, vengono distribuiti pezzi di ceri votivi, da accendersi in caso di maltempo, e ruta, che secondo la tradizione popolare «ogni male stuta», mentre l'ultimo Pe' cient' ann si rinnova tra confratelli, amici e conoscenti: un augurio di fraternità che manifesta la speranza e il desiderio di rivivere insieme gli stessi riti ancora per molti anni.
testo di:
Angelo Palmieri
LIMEN
anno 3° n. 2 – Marzo Aprile 2017




lunedì 20 marzo 2017

Per le vie del Borgo... terza edizione a Cascano di Sessa Aurunca




Da sempre il toponimo Cascano evoca la produzione locale di manufatti in creta o terracotta: cannate, mummoli, pignatielli e tiani di varia e pregevole fattura. Lo scopo di questa manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Cascano Gallicanum “Tra le Vie del Borgo, giunta quest'anno alla sua terza edizione, è proprio quello di celebrare Cascano capitale dell’artigianato Aurunco.
Una giornata dedicata all’artigianato, alla cultura, al folk, alle vitalità di un borgo speciale ed unico come Cascano.
Un interessante itinerario creato tra viuzze e piazze del Borgo, tra musica e degustazioni, tra esposizioni e giovalità. L’occasione per ammirare la produzione locale non solo di prodotti in creta, ma anche quella dei manufatti in vimini, con pregevoli dimostrazioni della tecnica di intreccio.
Saranno riaperti al pubblico palazzi ed abitazioni chiuse da anni con gli androni che diventeranno esposizioni di artigianato locale, mostre d’arte e di fotografia, ma anche luoghi per degustare gli ottimi prodotti della campagna sessana.





Gli antichi mestieri: il vasaio
Giusy De Simone 


Il vasaio, un antico mestiere che vede in Cascano frazione di Sessa Aurunca il ripetersi di una tradizione che ha i connotati di una vera e propria arte. Anche se, nella vicina Teano sono state ritrovate nelle necropoli risalenti al IV secolo a.C. tracce di vasi a vernice nera firmati non solo con il nome dei vasai che li avevano realizzati ma apposta in calce la menzione del luogo di fabbricazione: upsatuh sen Tiianei (operati sunt Teani) ovvero fatti a Teano. Il vasellame a vernice nera era proprio dell’intera area, la tecnica consisteva nel ricoprire la superficie del vaso con uno strato di vernice che cotta in ambienti con poco ossigeno produceva una copertura nera e lucida. Una delle sue caratteristiche è quella di essere praticamente impermeabile ai liquidi ed è per questa ragione che ha svolto funzioni di vasellame da mensa fino al I secolo a. C quando viene gradualmente sostituita dalla ‘terra sigillata’, la cui caratteristica principale è una vernice rossa, più o meno chiara e la decorazione a rilievo, modellata, impressa o applicata. Il mestiere del vasaio rispondeva alle esigenze quotidiane di sopravvivenza, i suoi oggetti avevano una destinazione d’uso precisa e fondamentale per le esigenze quotidiane ovvero cucinare, conservare, cuocere trasportare ogni sorta di alimenti e bevande. Il tornio da vasaio è solitamente verticale ed è costituito da un'asse che collega un piatto circolare superiore con un disco inferiore in legno che viene fatto ruotare con i piedi, dandogli la velocità necessaria per realizzare il vaso. Saper dosare la velocità e coordinare i movimenti indica la maestria del vasaio, un mestiere antico, ostinatamente attuale nonostante le origini siano alquanto antiche. E' un lavoro che richiede molta fantasia, creatività e, soprattutto, molta pazienza. La materia prima utilizzata nella bottega del vasaio è la creta. Per fare un vaso bisogna: amalgamare bene la creta, precedentemente sgrassata con segatura di legno e combustibili minerali, finché diventi un impasto omogeneo, si formano quindi dei panetti che vengono messi sul tornio dove le mani abili dell'artigiano modellano vasi di varie forme e dimensioni che, fatti asciugare, vengono poi infornati. Terminata la cottura si aspetta che si raffreddino e si passa alla fase della pittura e qui la fantasia non ha limiti. Questo è uno dei mestieri più antichi ma sono pochi i giovani che vi si avviano, perché comporta dei sacrifici: si lavora per più di otto ore al giorno e ci vuole del tempo prima di vedere il lavoro finito.

martedì 7 marzo 2017

I fuochi, le "coccetelle" e "la menestella" per san Giuseppe a Cascano.



Domenica 12 marzo 2017, ore 16:30, presso il Salone-Oratorio in Cascano di Sessa Aurunca si parlerà della complessa e articolata ricerca che il prof. Pasquale Stanziale ha compiuto sul rito che caratterizza la vigilia della festa di San Giuseppe a Cascano. 
“La sera del 18 Marzo a Cascano” è il titolo di uno studio che vuole risponde, come dice Franco Compasso nella prefazione, «all’ansia di conoscere, di capire, di penetrare un mondo chiuso e regolato da codici di comportamento mai scritti ma vissuti, a volte come momenti di oppressione, a volte come momenti di liberazione». Una lettura sociologica di un evento importante per la popolazione cascanese che, sia dal punto di vista religioso che laico, vive il 18 e il 19 marzo intensamente e come parte sostanziale della propria identità.
L’incontro, moderato dalla dott.ssa Ida Anna Distinto, vedrà l’intervento della dott.ssa Rossella Aurilio, presidente della Società italiana di Psicologia e Psicoterapia, di don Francesco Saverio Iodice, parroco di Cascano e dell’autore, il prof. Pasquale Stanziale.

lunedì 23 gennaio 2017

Gennaio: al lavoro nelle vigne del Falerno






Gennaio, è questo il periodo di riposo assoluto della vite, il periodo adatto per procedere alla potatura. Il nostro sistema è di lasciare uno “sperone” ed un tralcio che andremo a sistemare sul primo filo, lasciando al massimo sei/sette gemme, in modo da limitare il potenziale quantitativo e favorire al massimo la qualità. Dopo il taglio, il piccolo "sperone" con solo due gemme, dette miste, porterà il nuovo tralcio fruttifero con foglie e grappoli. Questi ultimi, infatti, nascono sempre sui tralci di un anno di età e mai direttamente dal legno vecchio.
    




Una volta completata la potatura, si procede alla raccolta in fascine dei sarmenti (i tralci residui della potatura che noi chiamiamo "viticaglie") che accatastate negli ampi spazi a capo dei filari sono successivamente bruciate allo scopo di evitare la diffusione di malattie nel vigneto. Le ceneri ricche di potassio contribuiranno alla concimazione, unitamente ad un poco di altro concime organico.