La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

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sabato 26 settembre 2026

Un elisir tra sabbia e maestrale: il vino delle Vagnane


 

A ridosso dei cordoni dunali che delimitano il litorale, a sud di Mondragone, la viticoltura campana conserva tra le sue pieghe più intime una storia quasi leggendaria: quella del vino delle Vagnane.

In questo fazzoletto di terra costiera, caratterizzato da minuscoli appezzamenti dove la sabbia si impasta ad antichi acquitrini, quel che resta dell'antico corso dell'Agnena (la foce vecchia), spazzati costantemente dai venti marini, la vite ha imparato a lottare per sopravvivere. Come nei più noti vigneti di Pantelleria o tra i muretti a secco delle isole siciliane, anche qui il paesaggio impone la sua legge. Il nemico principale è il maestrale, ma spesso anche il libeccio, venti carichi di salsedine che penetrano tra i filari, imponendo ai vignaioli tecniche di protezione meticolose per riparare le chiome e preservare i grappoli.

Il risultato di questo microclima estremo è un vino dalle caratteristiche inconfondibili: un rosso denso, liquoroso, concentrato, capace di racchiudere nel bicchiere il calore della sabbia e l'impronta salina del mare. Il segreto risiede nella spiccata maturazione degli acini, favorita dalle temperature estive della costa e dal terreno sabbioso che trattiene il calore della giornata.

Il nome Vagnane richiama direttamente la toponomastica della zona, un'area umida e fragile ma storicamente vocata a una viticoltura "eroica" in pianura. Sebbene la produzione di oggi sia fortemente ridotta – spesso confinata alla memoria di pochi storici contadini locali o a micro-produzioni artigianali ad uso familiare –, il vino delle Vagnane rappresenta una testimonianza fondamentale di biodiversità e patrimonio etno-enologico campano. Un piccolo tesoro del litorale che merita di essere riscoperto e tutelato prima che il vento e il tempo ne cancellino definitivamente le tracce.









mercoledì 23 settembre 2026

Parco Urbano delle Dune: il miracolo dei gigli di mare dopo le prime piogge


Un ecosistema vivo, dinamico e capace di regalare continui spettacoli naturali, il Parco Urbano delle Dune di Mondragone torna a far parlare di sé e a meravigliare residenti e visitatori con una nuova ed eccezionale fioritura che conferma il valore inestimabile di questo patrimonio naturalistico.

Dopo lo spettacolo primaverile offerto dalle distese di camomilla marittima e dal verde intenso della calcatreppola, gli sguardi degli appassionati e dei naturalisti erano tutti rivolti al grande protagonista della stagione estiva: il giglio di mare (Pancratium maritimum). La sua comparsa, attesa per settimane, sembrava ormai compromessa a causa delle temperature torride e della prolungata siccità che hanno caratterizzato i mesi scorsi, ritardandone inevitabilmente il ciclo vegetativo.

È bastata tuttavia una breve tregua del caldo, accompagnata dalle prime timide gocce di pioggia degli ultimi giorni, per risvegliare i bulbi custoditi sotto la sabbia dorata. Nel giro di pochissimo tempo, le dune mondragonesi si sono trasformate in un vero e proprio mantello bianco: a centinaia i gigli marini sono sbocciati contemporaneamente, ricoprendo l'area costiera con le loro eleganti corolle e spandendo un profumo intenso ed inconfondibile, percepibile fin dalla battigia.

Il giglio di mare è una pianta simbolo della flora dunale mediterranea, straordinariamente adattata a sopravvivere in ambienti ostili segnati da salsedine, vento e scarse risorse idriche. La sua fioritura di questi giorni rappresenta non solo un colpo d'occhio mozzafiato, ma anche un fondamentale indicatore della salute biologica del sistema dunale locale.

La rinascita del giglio sottolinea ancora una volta l'importanza della tutela e della valorizzazione del Parco Urbano delle Dune di Mondragone, una riserva di biodiversità che continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza e che merita di essere difesa e rispettata da tutta la comunità.













domenica 20 settembre 2026

Un segnale di riscatto per Mondragone: cittadini in azione per salvare lo Skate Park dal degrado





C’è un fermento nuovo che parte dal basso, un’energia civica che accende la speranza per il futuro della città. Questa mattina, un nutrito gruppo di cittadini – giovani, giovanissimi e adulti insieme – si è dato appuntamento presso lo Skate Park di Mondragone per una giornata straordinaria di pulizia e decoro urbano.

L’iniziativa è stata promossa e organizzata dal gruppo "Mondragone adesso. Insieme per il Futuro", nato con l’obiettivo di restituire dignità e vivibilità agli spazi pubblici del territorio. Guanti, sacchi della spazzatura e rastrelli alla mano, i volontari hanno dedicato l'intera mattinata a bonificare un'area che da troppo tempo versava in condizioni di evidente abbandono.

La questione dell'area dello Skate Park era tornata con forza al centro del dibattito pubblico locale a seguito di un recente articolo pubblicato sui social da Salvatore Bertolino. Nel suo intervento, Bertolino aveva lanciato un grido d'allarme chiaro: senza interventi di manutenzione costante e in assenza di adeguati controlli, lo Skate Park rischia concretamente di trasformarsi nell'ennesimo "non luogo" della città, uno spazio privo di identità, sottratto ai giovani e consegnato al degrado.

La risposta della comunità, tuttavia, non si è fatta attendere. La partecipazione attiva di questa mattina ha dimostrato che Mondragone possiede un tessuto sociale vivo, capace di indignarsi di fronte all'incuria ma soprattutto di rimboccarsi le maniche per fare la propria parte.

Se da un lato l'intervento dei volontari rappresenta un bellissimo esempio di cittadinanza attiva e senso di appartenenza, dall'altro riaccende i riflettori sulla necessità di un impegno strutturale da parte delle istituzioni locali. La pulizia di oggi è un primo passo fondamentale, ma per evitare che lo Skate Park torni nell'ombra serviranno vigilanza, programmazione e interventi manutentivi costanti.

Oggi, però, prevale un messaggio chiaro: finché ci saranno cittadini pronti a prendersi cura della propria terra, per Mondragone ci sarà sempre speranza.










lunedì 7 settembre 2026

Mondragone Lido: le promesse di maggio spazzate via dalla polvere di settembre



A maggio l'incontro in Municipio tra una delegazione dell’Associazione Mondragone Lido, guidata dal presidente prof. Ubaldo De Rosa, ed il sindaco Francesco Lavanga con il comandante della Polizia Municipale dott. Carmine Caputo, sembrava aver segnato un punto di svolta. I toni costruttivi, l'ascolto attento e la sensibilità mostrata dall'Amministrazione per le storiche criticità della zona Lido avevano riacceso le speranze dei residenti.

Al centro delle richieste figurava la risoluzione dell'annoso problema legato all'area dell'ex campo sportivo, oggi adibita a parcheggio comunale a pagamento, la revisione del senso di circolazione della strada adiacente, via V. Le Dieu, con istituzione di senso di marcia perenne da viale Campania verso lungomare Federico e tutta una serie di interventi mirati al decoro urbano e alla vivibilità della zona.

Con l'arrivo di settembre, tuttavia, il bilancio per il Quartiere è sconfortante: le problematiche evidenziate sono rimaste del tutto irrisolte, se non addirittura peggiorate con il passare della stagione estiva.

Oggi gli abitanti della zona si trovano a convivere con un disagio quotidiano insostenibile. L'area degradata del parcheggio ex campo sportivo è diventata una fonte permanente di inquinamento atmosferico e domestico: ad ogni passaggio di veicoli si sollevano dense nubi di pulviscolo e particolato che penetrano nelle abitazioni, costringendo i residenti a tenere le finestre serrate pur di proteggere la salute e la pulizia dei propri ambienti, tutto aggravato dal fatto che, attraverso il varco su via V. Le Dieu, gli utenti del Centro Campano utilizzano il parcheggio come scorciatoia per entrare ed uscire dalla struttura.  Un parcheggio in perfetto stile "far west" che di notte diventa una pericolosa "terra di nessuno" con esibizioni spericolate di moto ed auto nella totale assenza di qualsiasi controllo.

La rabbia degli abitanti della zona Lido cresce di giorno in giorno, dalle parole e dagli impegni presi durante il confronto di maggio non è scaturita alcuna azione concreta. L'Associazione Mondragone Lido e i cittadini tornano a chiedere con forza risposte immediate e interventi risolutivi per restituire dignità, vivibilità e aria pulita al Quartiere Mare.

Di sicuro gli abitanti del Quartiere non staranno ad aspettare la prossima estate... 






lunedì 15 giugno 2026

UNA MATTINATA ALLA CONOSCENZA DELLA BIODIVERSITÀ DELLE DUNE


Si è svolta questa mattina, domenica 14 giugno 2026, la passeggiata ecologica organizzata dall’Associazione Mondragone Lido, un’iniziativa interamente dedicata alla scoperta, alla conoscenza e alla salvaguardia del prezioso ecosistema dunale della nostra Città.

L'evento ha registrato una cospicua partecipazione di cittadini, uniti dal comune desiderio di riappropriarsi del patrimonio naturale locale e di approfondirne le dinamiche ecologiche.
A guidare i presenti in questo affascinante percorso naturalistico è stato l’esperto di botanica Alessandro Andolfi. Grazie alle sue spiegazioni accurate e accessibili, i partecipanti hanno potuto osservare da vicino e imparare a riconoscere le specie vegetali tipiche della flora dunale, che svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare l’erosione costiera e nel mantenere inalterati i delicati equilibri biologici della nostra spiaggia. 







 


venerdì 5 giugno 2026

Giornata Mondiale dell'Ambiente - 5 giugno 2026. Mondragone in controtendenza...


Mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale dell'Ambiente promuovendo la tutela della biodiversità, il Parco Urbano delle Dune di Mondragone vive una profonda e dolorosa disincronia con questi ideali. 
L'area protetta versa da tempo in uno stato di preoccupante abbandono, esasperato di recente dal vasto incendio che ha interessato parte cospicua del sistema retrodunale, devastando la fragile macchia mediterranea. Le fiamme hanno inferto un colpo durissimo a un ecosistema già minacciato dall'incuria, dai rifiuti e dalla mancanza di controlli efficaci. 
Questo contrasto stridente trasforma la ricorrenza ecologista in un severo promemoria: senza interventi strutturali di ripristino, sorveglianza e valorizzazione, le celebrazioni verdi restano una retorica vuota di fronte alla graduale perdita di un patrimonio naturale unico per il litorale domitio.






domenica 17 maggio 2026

Dalle acrobazie al degrado: lo Skate Park-Mondragone rischia di diventare un “non luogo”



 


Era nato con le migliori premesse: uno spazio di socialità, sport e rigenerazione urbana destinato ai giovani della città. Oggi, però, lo Skate Park di Mondragone rischia di trasformarsi nell'ennesima occasione sprecata. 

Il passo tra "luogo di aggregazione" – vivo, pulsante e identitario – e "non-luogo" – uno spazio vuoto, estraneo e privo di significato per la comunità,  si sta rivelando drammaticamente breve. A tracciare questo confine invisibile sono due carenze ormai croniche: la mancanza di manutenzione e l'assenza di controlli.

Quando si progetta un'area dedicata agli sport urbani, l'obiettivo va ben oltre il posizionamento di rampe e cemento. Si crea un punto di ritrovo per una generazione che spesso fatica a trovare spazi di espressione sani sul territorio. Lo Skate Park rappresentava per questo una valvola di sfogo positiva, un presidio di socialità e legalità. Tuttavia, l'architettura sociale ha bisogno di cura costante. Senza una manutenzione ordinaria e straordinaria, le strutture deteriorano rapidamente, diventando non solo inutilizzabili per gli skaters, ma anche pericolose. 

Rampe danneggiate, scritte vandaliche non rimosse e accumulo di rifiuti ne stanno progressivamente alterando la funzione originale.

Il vero collasso di uno spazio pubblico avviene quando viene a mancare la percezione di sicurezza. L'assenza di un sistema di vigilanza o di un controllo efficace del territorio lascia campo libero ad atti di inciviltà ed attività illecite. 

Un'area abbandonata a se stessa cessa di essere un bene comune e diventa terra di nessuno. 



I giovani e le famiglie allontanano la loro presenza da un luogo che percepiscono come insicuro o degradato, accelerando quel processo di spopolamento qualitativo che trasforma una piazza o un parco in un'area spettrale. Lo Skate Park si ritrova così svuotato della sua anima comunitaria, ridotto a mero cemento di passaggio, un guscio vuoto che non comunica più nulla, se non incuria.



Il sociologo Marc Augé ha definito "non-luoghi" quegli spazi privi di identità, relazioni e storia. Se lo Skate Park perde la sua funzione di catalizzatore sociale a causa dell'incuria, finisce proprio per diventare questo: un punto qualsiasi sulla mappa, un'area degradata identica a tante altre periferie d'Italia.

Per evitare che questo processo diventi irreversibile, sono necessarie azioni immediate:

  • Piano di ripristino urgente. Riparazione delle strutture e pulizia radicale dell'area; 
  • Sistemi di videosorveglianza. Elementi chiave per scoraggiare il vandalismo nelle ore notturne;
  • Coinvolgimento della comunità. Affidare la gestione o il monitoraggio alle associazioni locali o agli stessi ragazzi che lo frequentano, potrebbe restituire loro il senso di appartenenza e di rispetto per il bene pubblico.

Mondragone non può permettersi di perdere questo importante spazio di aggregazione. Recuperare lo Skate Park significa restituire dignità ai giovani della città e dimostrare che il bene comune ha ancora un valore.













mercoledì 13 maggio 2026

Fresca di costituzione l'Associazione Mondragone Lido


Si è costituita di recente l'ASSOCIAZIONE MONDRAGONE LIDO. Dopo alcune riunioni preparatorie, tutte opportunamente pubblicizzate a mezzo social, il Comitato proponente ha approvato l'atto costitutivo, il relativo Statuto e l'elezione del Consiglio direttivo nelle persone del prof. Ubaldo De Rosa, successivamente eletto Presidente, Salvatore Bertolino, vice Presidente, dott. Mario Marziali, segretario, Franco D'Oriano, tesoriere e Lello Tipaldi, consigliere.

Nell'immediato l'Associazione ha cominciato a farsi portavoce delle istanze del Territorio. Vi è stato, infatti un primo incontro con il Sindaco avv. Francesco Lavanga a cui ha partecipato una delegazione con il Presidente prof. Ubaldo De Rosa ed un nutrito gruppo di iscritti per illustrare all'Amministrazione alcune problematiche, suggerendo anche gli opportuni rimedi.

La neo-costituita Associazione MONDRAGONE LIDO è una libera Associazione, apartitica e apolitica, senza scopo di lucro, ha finalità di promozione sociale, di valorizzazione delle realtà e delle potenzialità naturalistiche, culturali, storiche, turistiche, enogastronomiche ed economiche di Mondragone.
In particolare persegue i seguenti scopi:
· diffondere la conoscenza del Territorio con tutte le iniziative adatte allo scopo: letterarie, artistiche e storiche, predisponendo ricerche, studi, concorsi, mostre di materiale e documentazione, passeggiate narrate;
· favorire, divulgare, realizzare iniziative idonee a realizzare, promuovere e valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale locale, le tradizioni di Mondragone e della Campania, in particolare del territorio del Litorale Domizio, anche aderendo ad analoghe iniziative gestite da altre Associazioni;
· ampliare la conoscenza della cultura del territorio sotto il profilo artistico, archeologico, storico ed architettonico in genere, attraverso contatti fra persone, enti ed associazioni;
· proporsi come luogo di incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali assolvendo la funzione sociale di maturazione e crescita umana e civile, attraverso l'ideale dell'educazione permanente;
· porsi come punto di riferimento delle attività culturalmente rilevanti in collaborazione con le altre realtà ed enti operanti aventi finalità e scopi affini;
· interagire con le Amministrazioni locali al fine di portare a conoscenza della stessa problematiche territoriali, anche suggerendo le soluzioni ai problemi stessi.




lunedì 10 giugno 2024

La via Domiziana. Ricognizioni storiche lungo il tracciato




Mondragone, loc. Scopelle.
Affioramento del lastricato della via Domitiana


Una strada che metteva in comunicazione Sinuessa con Literno e Pozzuoli, fosse pure in semplice terra battuta o sotto forma di pista polverosa, esisteva già dal 215 a.C., allorquando fu aperta da Quinto Fabio Massimo durante la II guerra punica. 

Nello stesso anno questa strada fu utilizzata da Tito Sempronio Gracco, come ci tramanda Tito Livio negli Annales

Sinuessae, quo ad conveniendum diem edixerat, exercitu lustrato, transgressus Vulturnum, circa Liternum castra posuit 

quando, il console, dopo aver passato in rassegna l'esercito a Sinuessa,  supera il Volturno e pone l'accampamento  a Liternum. 




Roma. Museo Archeologico Centrale Montemartini
Ritratto di Domitiano

Solo nell’anno 95 d.C., per volere di Domiziano imperatore questa strada venne rifatta e lastricata, e resa efficiente a tal punto che diventò percorribile in appena due ore.

 

Nacque così la via Domitiana. 




Mondragone, loc. Scopelle.
Tracciato originario della via Domitiana


La via Domitiana aveva inizio appena dopo Sinuessa, laddove la consolare Appia svoltava per Capua; quindi, mentre l’Appia si dirigeva verso sud–est, lambendo le pendici del Monte Petrino, la via Domitiana proseguiva lungo il litorale: 

Illic flectitur excitus viator, 

Illic Appia se dolet relinqui. a

Tunc velocior acriorque cursus, 

Tunc ipsos iuvat impetus iugales; 

Ceu fessis ubi remigum lacertis 

Primae carbasa ventilatis, aurae.

Stazio, Silvae, IV, vv 101-106 




Mondragone, loc. Scopelle.
Affioramento del lastricato della via Domitiana


Il tragitto completo, da Sinuessa a Puteoli, misurava 33 miglia romane, pari a circa Km 49. 

Lungo il suo percorso, la Domitiana transitava mediante ponti, sicuramente in muratura, su tre fiumi: nell’ordine, il Savone, il Volturno ed il Clanio (chiamato anche Liternum flumen), nonché immissario ed emissario della Palus Liternina, (oggi Lago di Patria); attraversava centri abitati quali Vulturnum (Castelvolturno), Liternum (Lago Patria) e Cumae, prima di giungere a Puteoli. 


In merito al ponte sul Savone, una testimonianza abbastanza recente ci è fornita da Antonio Sementini (Sinuessa. Ricognizioni archeologiche lungo l'Appia e la Domiziana)  da cui apprendiamo che fino al 1949-50 era ancora visibile lo scheletro di un'arcata in tufo giallo flegreo con filari in cotto. Il dato è confermato da Johwannosky (1990) secondo cui, resti del ponte erano visibili fino agli anni '50 quando furono eseguiti i lavori di regimentazione dell'alveo del Savone.

Ecco come il Sementini descrive il ponte sul Savone:

Costruito a due luci sulla foce del "piger Savo" a sostegno dello antico selciato sul lento deflusso dell'ultimo corso del fiume, l'antico ponte lasciava ancora in vista, ai margini del vigneto del sig. Francesco La Torre, la solida spalliera di sud-est della seconda arcata, caduta nelle acque negli anni andati. Il grosso nucleo della spalliera in tufo, calce e cotto, venne ricoperto dalla seconda rampa, che conduce al lido, tra il '49 e il '51, durante i lavori di bonifica, ed oggi il pilastro di levante risulta completamente ricoperto di terriccio indurito.


Qualche anno dopo andò quasi completamente distrutto anche lo scheletro dell'ultima arcata per mano della ditta che gettò la passerella in cemento là dov'era, affiancato al domizianeo, un ponticello in tufo friabile locale, reso pericolante dagli ultimi eventi bellici. Finiva, così, per scomparire del tutto anche la pila centrale, un tempo al taglio della corrente, saldamente infissa nel fiume a sostenere le due arcate del ponte.

La costruzione, così come si presentava, dovette essere sicuramente dell'ultimo rifacimento per mano dei "curatores" di Teodorico, che rispettò e restaurò, circondandosi dell'elemento colto romano, le costruzioni più importanti del periodo imperiale.

 

Partendo dalle pendici del Monte Massico, la Domitiana attraversava tutta la pianura alluvionale formata dai tre fiumi, costeggiando il litorale e la lunghissima pineta costiera, la Sylva Gallinaria, per poi pervenire ai rilievi dei Campi Flegrei, lambendo le coste di Cuma, ma anche transitando sotto il fornice dell’Arco Felice. 


Immagine da: F. Longobardo, Problemi di viabilità in Campania: la via Domitiana in Viabilità e insediamenti nell'Italia antica, L'Erma di Bretschneider, 2004 


Dalla illustrazione che precede appara chiaro come la strada Domitiana fosse, agli inizi del 1600, ancora percorribile nel suo originario tracciato da Sinuessa fino a Cuma, percorribilità attestata anche negli anni della prima metà del Quattrocento, come risulta da una lettera che l'ambasciatore fiorentino Giovanni Lanfredini invia ad Antonio di Jacopo Benci detto il Pollaiolo (1431-1496-98).

Così vedemo molte ruine e spoglie, che dimostrano stupendissima grandezza; ma non mi pare piccola cosa la strada Romana che dura fino a Pezuolo e in molti luoghi per lo chammino si vede intera…


Le maggiori testimonianze archeologiche di questa via sono, oggi, assai visibili nei pressi di Cuma.