La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

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sabato 16 maggio 2026

Gli affreschi nella chiesa rupestre di Santa Maria in Grotta



La prima testimonianza storica di questo edificio cultuale, che oggi conosciamo come Santa Maria in Grotta, è degli anni 1308-1310 quando il nome di Santa Maria in Cripta è riportato nella raccolta delle decime della diocesi di Sessa Aurunca. Si ipotizza una sua dipendenza da un monastero benedettino della zona, addirittura dalla stessa Montecassino, anche se la presenza benedettina nel territorio non è stata mai acclarata.





La testimonianza pittorica più antica emerge sulla parete di fondo e risale al 970 d.C.. Questa raffigura la Madonna con il Bambino seduta in trono con ai lati due angeli. Un'iconografia che sembrerebbe inquadrarsi stilisticamente all'interno della pittura cassinense. La qualità artistica di questo affresco è sicuramente elevata, malgrado il danneggiamento causato dalla ridipintura dei secoli successivi e dall'inserimento dell'altare, attualmente ancora visibile. La scena si svolge sullo sfondo verde azzurro di un giardino. La Vergine è avvolta da un pesante maphorion rosso scuro dal quale emerge il busto del Bambino che stringe un rotolo nella manosinistra, ai lati sono due figure coperte da ampie vesti classiche.




Il dipinto parietale maggiormente conosciuto è la Dormitio Virginis (transito della Vergine), posizionato sul lato destro della navata. La scena, databile alla seconda meta del II secolo, presenta un richiamo a fonti bizantine rimodulate dallo stile pittorico di Montecassino.

La rappresentazione è incorniciata da una fascia rossastra profilata di bianco che separa il riquadro dal resto della decorazione. L'immagine rivela una struttura simmetrica e tutta concentrata sul primo piano. Al centro vengono rappresentati il letto funebre di Maria e la figura del Cristo che stringe nelle braccia la sua anima; dall'alto, due angeli con le mani velate scendono ad accogliere lo spirito della Madonna. Ai lati sono disposti gli apostoli, suddivisi in due gruppi, rispetttivamente guidati da Pietro e Paolo; il primo, sulla sinistra è munito di un turibolo, l'altro, sulla destra, abbraccia le gambe della Vergine che, adagiata sulla lettiga, ha la testa abbandonata sul cuscino e le mani incrociate sul petto. Vicino, chino a raccogliere le sue ultime volontà, è l'Apostolo Giovanno. I due edifici bidimensionali, dalle forme classicheggianti, richiamano gli edifici della città di Sion, dove gli evangelisti collocano la morte di Maria. 





Le immagini, sempre ad affresco, raffiguranti l'Arcangelo Michele che pesa le anime e san Tommaso, sono di poco successive alla Dormitio Virginis e sempre inquadrabili nello stile della pittura cassinense del periodo desideriano.

L'arcangelo Michele indossa una veste rossa, su cui è posto un loros incorniciato di perle e cosparso di gemme; con una mano regge la bilancia su cui pesa le anime, una delle quali è attesa, in basso da un personaggio infernale del quale sono riconoscibili i capelli irti e le parti del corpo in nero.

San Tommaso indossa, su una tunica bianca a pieghe un manto rosso; porta ai piedi sandali neri, mentre con la mano sinistra sorregge un codica, e con la destra benedice. 

Chiaramente successiva risulta, invece, l'immagine della Vergine in trono con il Bambino posta all'estrema sinistra. Sulla zona inferiore sono presenti altri affreschi, per lo più ex voto aventi come tema predominante la Madonna con Bambino e tra i Santi.











Le decorazioni pittoriche sulla parete sinistra si riconducono ad un unico pannello, con tre figure di Santi, accompagnate da una scritta. Queste figure sono il profeta Esdra, con tunica e pallio ed un rotolo in mano. Santa Margherita e sant'Onofrio con capelli lunghi ed incolti ed il palmo delle mani rivolte in atto di preghiera.




Accanto alla porta di ingresso, sulla parete sinistra, è rappresentato il martirio di san Sebastiano.

Ulteriori pitture raffigurano Madonne e Santi inquadrabili cronologicamente tra il secolo XIV ed il XVI. Queste pitture, pur se inferiori artisticamente a quelle dei secoli precedenti, testimoniano l'importanza cultuale dell'edificio che non si è mai interrotta e rimanda ad una devozione rimasta immutata dal Medioevo ai giorni nostri.



Posizionato sul lato destro della cripta principale, vi è un affresco della Madonna dal quale prende denominazione la chiesa di santa Maria in Grotta, la cui festa viene celebrata ogni anno l'8 settembre, contestualmente alla festa patronale del borgo di Rongolise di Sessa Aurunca.

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Il testo è quasi integralmete riportato da un opuscolo in 8 facciate dal titolo La chiesa rupestre di santa Maria in grotta in Rongolise di Sessa Aurunca, privo di autore, data ed editore, al quale vanno tutti i crediti. 





Copertina dell'opuscolo citato in nota



mercoledì 13 maggio 2026

Fresca di costituzione l'Associazione Mondragone Lido


Si è costituita di recente l'ASSOCIAZIONE MONDRAGONE LIDO. Dopo alcune riunioni preparatorie, tutte opportunamente pubblicizzate a mezzo social, il Comitato proponente ha approvato l'atto costitutivo, il relativo Statuto e l'elezione del Consiglio direttivo nelle persone del prof. Ubaldo De Rosa, successivamente eletto Presidente, Salvatore Bertolino, vice Presidente, dott. Mario Marziali, segretario, Franco D'Oriano, tesoriere e Lello Tipaldi, consigliere.

Nell'immediato l'Associazione ha cominciato a farsi portavoce delle istanze del Territorio. Vi è stato, infatti un primo incontro con il Sindaco avv. Francesco Lavanga a cui ha partecipato una delegazione con il Presidente prof. Ubaldo De Rosa ed un nutrito gruppo di iscritti per illustrare all'Amministrazione alcune problematiche, suggerendo anche gli opportuni rimedi.

La neo-costituita Associazione MONDRAGONE LIDO è una libera Associazione, apartitica e apolitica, senza scopo di lucro, ha finalità di promozione sociale, di valorizzazione delle realtà e delle potenzialità naturalistiche, culturali, storiche, turistiche, enogastronomiche ed economiche di Mondragone.
In particolare persegue i seguenti scopi:
· diffondere la conoscenza del Territorio con tutte le iniziative adatte allo scopo: letterarie, artistiche e storiche, predisponendo ricerche, studi, concorsi, mostre di materiale e documentazione, passeggiate narrate;
· favorire, divulgare, realizzare iniziative idonee a realizzare, promuovere e valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale locale, le tradizioni di Mondragone e della Campania, in particolare del territorio del Litorale Domizio, anche aderendo ad analoghe iniziative gestite da altre Associazioni;
· ampliare la conoscenza della cultura del territorio sotto il profilo artistico, archeologico, storico ed architettonico in genere, attraverso contatti fra persone, enti ed associazioni;
· proporsi come luogo di incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali assolvendo la funzione sociale di maturazione e crescita umana e civile, attraverso l'ideale dell'educazione permanente;
· porsi come punto di riferimento delle attività culturalmente rilevanti in collaborazione con le altre realtà ed enti operanti aventi finalità e scopi affini;
· interagire con le Amministrazioni locali al fine di portare a conoscenza della stessa problematiche territoriali, anche suggerendo le soluzioni ai problemi stessi.




venerdì 17 aprile 2026

LA VILLA ED IL VICUS DELLE TRE COLONNE A MONDRAGONE


Mondragone, loc. Tre Colonne. Pilastro in opus latericium





Mondragone, loc. Tre Colonne


Procedendo in direzione Mondragone, l'antica via Appia avanza quasi in parallelo con l'attuale strada Domiziana sino a quando all'altezza dell'Hotel Sinuessa, dove un tempo, più in basso vi era il Casino di Transo, in corrispondenza del miliare CIX (109, vedere estratto di mappa allegato di Rizzi Zannone 1789) vira a sinistra attraversando la località Incaldana.


Estratto di mappa del Rizzi Zannone 1789


Diverse sono le strade che si diramano verso le pendici della parte terminale della catena del Massico, ma una di queste risulta essere un diverticolo dell'Appia data la presenza di basoli ancora riscontrabili nonostante le numerose rimozioni susseguitesi nel tempo.


Diverticolo dell'Appia che conduce alla località Tre Colonne


Il diverticolo conduce al sito detto Le Tre Colonne, già evidenziato in un estratto di mappa borbonica del 1836. Alla base del monte Crestagallo, in prospettiva proprio sotto il Monastero di Sant'Anna de Aquis Vivis, si trovano una serie di terrazzamenti sia in opera poligonale che incerta, relativi ad alcune case coloniche che probabilmente rappresentavano un piccolo vicus collegato alla villa delle Tre Colonne.


Estratto di mappa borbonica, 1836


Nel sito sono stati individuati i resti di un criptoportico in opera incerta pertinenti ad una villa rustica di media grandezza databile tra il II sec, a.C. ed il III d.C.
I terreni superiori sono attraversati da una serie di cunicoli, alcuni corredati da tubuli di terracotta ed utilizzati come drenaggio, ma forse utili anche allo scopo di alimentare eventuali cisterne.
Di fatti nel corso del I sec. d.C. venne costruita di fianco la villa una capiente cisterna di cui sono visibili oggi i tre grandi pilastri in opus latericium in cui si evidenziano resti di rivestimento in cocciopesto, appunto le Tre Colonne che danno il nome alla località.

Marco Ceci

Marco Ceci è uno studioso di archeologia, profondamente legato alla valorizzazione del patrimonio storico delle antiche città di Sinuessa e Suessa.

Ha condotto approfonditi studi sul tracciato dell'Appia Regina Viarum nel territorio di Sessa Aurunca e Cellole;

ha analizzato e documentato testimonianze epigrafiche fondamentali, tra cui il "centesimo miglio" dell'Appia e altri miliari romani rinvenuti in aree rurali; 

collabora attivamente con associazioni e testate locali per promuovere la conoscenza della storia locale. 


Bibliografia essenziale:
M.Pagano, 1990
Crimaco ,1993
Proietti, 1993
Stefania Quilici Gigli, 1997



Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne
     



Mondragone, loc. Tre Colonne


 

Foto di  

 Salvatore Bertolino











lunedì 26 gennaio 2026

Marzuli di Sessa Aurunca. La chiesa di Santa Maria delle Grazie

 


L’edificio è posto all’esterno del tessuto storico urbano di Marzuli, sulla sommità di un'altura e vi si accede tramite una scalinata in gradoni di blocchi di tufo; essa si compone di un’aula unica coperta con tetto a capriate a vista mentre l’abside, di forma quadrangolare, è coperto con volta a crociera a sesto acuto.
La facciata è costituita da un unico portale con lunetta affrescata. Alla sommità della facciata vi sono tre aperture, una è la finestra comunicante con l’interno dell’aula, le altre due fungono da alloggio per le campane.
Durante recenti interventi di restauro che hanno interessato l’intera struttura, sono emerse pitture parietali prevalentemente devozionali risalenti, probabilmente, al secolo XV.







lunedì 8 dicembre 2025

Minturnae. Il cippo funebre di Q Caelius Sp architectus navalis

 


Il cippo funebre di Q Caelius Sp architectus navalis
(foto Salvatore Bertolino)

La stele sepolcrale, rinvenuta nell'entroterra (SS. Cosma e Damiano) è conservata nell' Antiquarium dell'Area Archeologica dell'antica Minturnae

Vivit 

Q(uintus) Caelius Sp(uri) f(ilius) Vivi(us) 

architectus navalis 

vivit 

uxor Camidia M(arci) l(iberta) 

Aprhodisia.

Hospes resiste et nisi 

molestust, perlege noli 

stomachare suadeo  

caldum bibas  

moriundust

vale


Una traduzione dell'iscrizione esiste in Brian K. Harvey, Roman Lives: Ancient Roman Life as Illustrated by Latin Inscriptions, 2015, p. 172 


Vive Quinto Celio Vivio, figlio di Spurio, architetto navale. 

Vive sua moglie Camidia Afrodisia liberta di Marco. 

Amico, fermati e leggi a meno che non ti dia fastidio (fermarti). Non irritarti. Ti chiedo di bere una bevanda calda. Dobbiamo morire. Addio.

mercoledì 5 novembre 2025

L'Epigrafe di Lucio Papio, tra i primi testamenti della Storia...





L. PAPIUS. L.F. TER. POLLIO. DUO. VlR. L. PAPIUS. L.F. FAL. PATR. MULSUM.ET CRUSTUM COLONIS SENUISANIS. ET CAEDICIANEIS. OMNIBUS. MUNUS. GLADIATORIUM. CENAM. COLONIS. SENUISANIS. ET. PAPIEIS. MONUMENTUM HS ____ EX TESTAMENTO. ARBITRATU. L. NOVERCINI L.F. PUP. POLLIONIS

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LUCIO PAPIO FIGLIO DI LUCIO E POLLIONE DUOVIRI PERLA TERZA VOLTA.
LUCIO PAPIO FIGLIO DI LUCIO DI ORIGINE FALERNA (TESTATORE): VINO (mescolato con miele) E CIAMBELLE AI COLONI SINUESSANI E CEDICIANESI; A TUTTI UNO SPETTACOLO GLADIATORIO, UNA CENA AI COLONI SINUESSANI, E AI PAPIESI IL MONUMENTO DI 12.000 SESTERZI COME DA TESTAMENTO, DEL QUALE NOMINA ESECUTORI LUCIO NOVERCINO FIGLIO DI LUCIO E PUPINIO POLLIONE 

venerdì 3 maggio 2024

Sessa Aurunca. Ponte Ronaco






Sessa Aurunca. Ponte Ronaco


Ponte degli Aurunci, o ponte Ronaco, collega la città di Sessa Aurunca, fondata nel secolo VIII a.C., e la Via Appia costruita dai Romani, edificato intorno al II secolo d.C., è composto da 21 arcate a pieno centro, in laterizio e reticolato, con pilastri in opera incerta intersecata da mattoni, e ancora oggi conserva la pavimentazione in basoli di epoca traianea. 

In quei tempi, l’orografia della zona richiese una notevole soluzione ingegneristica, capace di superare l’ampio vallone percorso dal Rio Travata. Durante il corso degli anni sono stati molteplici i ritrovamenti tombali risalenti anche all’epoca pre-romana, andati distrutti o inglobati in moderne strutture.




Sessa Aurunca. Ponte Ronaco



Così ne parlava, nel 1939, Giuseppe marchese di Pietracatella Ceva Grimaldi nella sua opera Considerazioni sulle pubbliche opere della Sicilia di quà dal faro dai Normanni fino ai nostri tempi


Proseguendo il viaggio si arriva al Garigliano, sulla quale passava la via Appia sopra nobil ponte. Il nostro Liri, che secondo Giustiniani doveva passare per sotto Sessa Aurunca, dove ancora oggi fluisce dell’acqua, ha un magnifico ponte, intatto, chiamato Ponte-ronaco.

Esso ha ventuno arco, e non già 24, come dice il Pratilli. La lunghezza dal primo arco sino all’ultimo è di 650 palmi, oltre di 110 altri palmi di tenuta, o sia catasto ne’ suoi estremi. La larghezza poi è di soli palmi 21. La fabbrica è tutta vestita di mattoni, ognuno di palmi due e quarto di lunghezza. I pilastri sono di fabbrica reticolata, val quanto dire non gran tempo introdotti prima di Augusto, ed i loro pedamenti veggonsi già di fabbrica a getto eseguita nelle casse, per cui non può non dubitarsi di essere stata l’opera eseguita in tempo che vi passava il fiume.  

 



Sessa Aurunca. Ponte Ronaco





Sessa Aurunca. Ponte Ronaco

E più recentemente, 

Francesco Pistilli, Recensione a "La struttura antica del territorio di Sessa Aurunca. Il ponte Ronaco e le vie per Suessa", in Archivio Storico di Terra di Lavoro, vol XII - anno 1990-1991, Caserta 1992


Esempio notevole nell’articolata tipologia delle opere pontiere romane, il ponte-viadotto sessano, presumibilmente costruito alla fine del I secolo d.C. o nei primi anni del II secolo, presenta una imponente successione di ben 21 arcate per una lunghezza di circa 176 metri e 6 di larghezza, che non trova riscontro in altre opere coeve ancora in situ né in Campania, né in Italia. La continuità d’uso attraverso i secoli ha determinato molto probabilmente la sua conservazione, agevolata dalla solida struttura muraria e dall’assunzione di funzioni nuove , con i conseguenti adeguamenti alle mutate condizioni dell’area non più idonea ai grandi traffici viari dopo la crisi dell’impero romano e le trasformazioni naturali del sito.




Sessa Aurunca. Ponte Ronaco


Nel corso dei secoli molte arcate sono state tamponate per formare abitazioni, stalle e fienili, ma ciò nonostante, il ponte si presenta, malgrado il tempo e l’incuria dell’uomo, in discrete condizioni di conservazione.


A partire dai primi anni del 2000, sono stati avviati importanti lavori di restauro del ponte da parte della Soprintendenza Archeologica, lavori che purtroppo hanno incontrato parecchi ostacoli e vicissitudini. 




Sessa Aurunca. Ponte Ronaco

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mercoledì 1 maggio 2024

CAPUA: un Museo diffuso. Le steli funerarie


Capua: Museo diffuso. Stele funeraria


A poche città in Italia è capitato, come a Capua di conservare in altra sede il nome antico, di perpetuare con tutt'altra storia, sotto tutte altre stirpi la grandezza e la fama godute nell'età antica e di dimenticare, per certi versi, se non come fonte di approvvigionamento dei materiali da costruzione per la città nuova, il sito di quella precedente.

 


Capua: Museo diffuso. Stele funeraria dei Vettii



E se S. Maria Capua Vetere conserva nel suo sottosuolo la maggior parte delle vestigia del passato in brani a volte di difficile lettura, ma anche in quantità e qualità tali da potersi dotare di un Museo suo proprio dopo avere nel secolo scorso provveduto ad arricchire le maggiori raccolte europee ed americane. Capua è un Museo nelle strade, nei cortili, nei palazzi che riutilizzano edicole, epigrafi, statue e frammenti. Salvaguardare quei "pezzi di spoglio" è certamente proseguire nella volontà dei capuani che, costretti ad abbandonare il luogo delle loro origini, vollero portare con sé norme, costumi, leggi e, quando potettero, anche monumenti.

 Stefano de Caro, Musei e archeologia del territorio tra le due Capua 
in Capua Centro Storico vitale dall'Antichità all'Età moderna, 1995





Capua: Museo diffuso. Stele funeraria




Capua: Museo diffuso. Stele funeraria




Capua: Museo diffuso. Stele funeraria




Capua: Museo diffuso. Stele funeraria




Capua: Museo diffuso. Stele funeraria


...
non vi è strada, non vi è angolo che non si presenti fregiato di una testimonianza della sua passata grandezza.
Ad ogni volgere d'occhio vi si incontrano busti di divinità, sculture, fregi, quasi come se fosse Capua stessa un vero Museo.
Questo patrimonio di storia, di cultura, di arte, va oggi difeso dall'indifferenza verso il passato, perché nessuno dimentichi che ogni pietra, ogni affresco, ogni monumento reca impressi, indelebili, i valori dell'umanità.

Salvatore De Rosa, già Sindaco di Capua 



martedì 30 aprile 2024

Cenni storici e Studi su Maria SS. Incaldana. Solenne Giubileo dei 400 anni dalla sua definitiva traslazione a Mondragone

I pochi cenni storici sulla protettrice di Mondragone, Maria SS. Incaldana e sul luogo ove la stessa era custodita e venerata, ossia la chiesa annessa al convento dei padri Carmelitani che oggi conosciamo come chiesa del Belvedere, sono riportati nel Saggio storico della città di Carinola di Luca Menna, notaio in Carinola, a sua volta riportati dal vescovo di Sessa Aurunca mons. Giovanni Maria Diamare, nell'opera La Chiesa di Sessa.

Così ci raccontano:

Nella suddetta Chiesa Madre, ossia Vescovado, si venera la sacra e miracolosa effigie di Maria SS. Incaldana che era presso la torre de' bagni, ove sono le acque sinuessane; in una una chiesa del Monastero dei Padri Carmelitani, sul monte Petrino. Siccome nei primi tempi la terra di Mondragone dalle incursioni dei Turchi era continuamente molestata e soggetta a rapine, incendi, devastazioni, così una volta bersaglio di questo furore fu il suddetto Monastero con la Chiesa, per cui tutto fu saccheggiato, ed i voti, le tabelle e la Sacra immagine, che era un quadro di un legno sconosciuto, vennero alle fiamme consegnati.

Ma Dio si compiacque di consolare quella popolazione, che, penetrata dal dolore e dall'afflizione del lacrimevole avvenimento, libera che si vide da quei barbari, si portò all'adorato luogo per venerare quelle ceneri, tra le quali rinvenne il quadro della detta Vergine intatto, ma con un sol legno che tuttavia si osserva, cioè trovassi alquanto affumicato alla parte destra del suo volto e di quello del Bambino Gesù, e ciò per fare intendere alle generazioni future di essere stata tra le fiamme e miracolosamente preservata.

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Fu quindi restaurata quella chiesa dall'incendio sofferto e ricollocata ivi la detta immagine sacrosanta, verso della quale per l'operato miracolo maggiormente la devozione si infervorò. Fu venerata ivi per molti anni, ma poi, o per timore di altre invasioni di barbari o per causa della lontananza di detta chiesetta dal centro di Mondragone, nella Chiesa madre della città fu trasferita ed eletta di quella terra protettrice primaria.


La traslazione avvenne il 28 aprile dell'anno di grazia 1624, la Terra di Mondragone era dominio della famiglia Carafa. 





Ipotesi molto interessante è quella proposta da Domenico Caiazza in Mefitis regina Pia Iovia Ceria. Primi appunti su iconografia, natura, competenze, divinità omologhe e continuità cultuale della Domina Italica, studio riportato in Italica Ars. Studi in onore di Giovanni Colonna per il premio I Sanniti, 2005 (per coloro che volessero approfondire l’argomento, il volume è disponibile presso la Biblioteca Comunale di Mondragone, quale mio dono).


In questo studio Domenico Caiazza ricostruisce l'origine e la trasformazione del culto di Mefitis e la sua migrazione nella religiosità cristiana del culto di Maria Regina ed alla presenza di fonti di acqua.




Ecco cosa scrive a proposito di Maria SS. Incaldana, riporto testuale dalla pubblicazione:

Proprio con questo predicato è un’altra Regina delle acque mefitiche rintracciabile non lontano dal territorio di Sessa ed esattamente in quello limitrofo dell’antica Sinuessa, oggi Mondragone.

Qui è venerata una Madonna Incaldana = in gergo in caurana=nella caldana, ovvero delle acque che ribollono in un laghetto come in una caldaia. Anche una fonte sacra in Teano si chiamava la Cardarella = piccola caldana, e caldana era anche il nome di una fonte della stabilimento Ferrarelle di Riardo. A Mondragone il nome di Bagno della Regina è collegato al ricordo di una regina che venne a curare la sua sterilità con le acque. Sopra Fonte Lavino è il convento di S. Anna in Acquisvivis. Vi erano bagni termali rammentati da Strabone, ancora usati nell’alto medievo, come ricordato da fonti di epoca longobarda, dai quali deriva il nome Le Vagnole, mentre sulle carte IGM sono segnati i Bagni Sulfurei presso il passo di S. Maria Incaldana Vecchia, nella stretta tra montagna e mare e Acqua Sulfurea presso Maria SS. Incaldana.

L’effige della Vergine la mostra adorna della corona, in trono, con un seno scoperto al quale beve il Bambino.

A monte del Casino di Tranzi e dell’Incaldana Vecchia è monte Cicoli sul quale sono stati scoperti resti megalitici di un recinto circolare, interpretabile come una fortezza a guardia del passo e delle coste, ma sede perfetta anche per un tempio ben visibile dalla terra e dal mare. Che questo ipotizzabile tempio fosse dedicato a Marte è indiziato dall’omonimo della catena: Monte Massico o Marsico, ma il nome Caurana ricorda Iuno Gaura.

E va anche ricordato che le Acque Sinuessane sono rammentate da Tito Livio che dice che sin qui si spinse Annibale; evidentemente anche per saccheggiare i santuari. 

 

Ci pare perciò sostenibile che la Vergine Incaldana, continui il culto dell’antica Mefitis, visto che è una Madonna in trono, con corona, che allatta e sacralizza una fonte sulfurea. E’ dunque anch’essa una Madonna del Latte, o anche delle Grazie, tipo questo contraddistinto dall’offerta del seno al Bambino e ai fedeli e l’unica differenza iconografica con la Madonna dei Lattani, la mancanza dell’uccellino, potrebbe spiegarsi, in questo come in altri casi, con i rifacimenti dell’immagine, visto che le vicine Madonne delle Grazie di Minturno e Francolise hanno anche questo simbolo.