La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

sabato 20 dicembre 2014

Mondragone. Presentazione del volume La Rocca Montis Dragonis nella Terra di Mezzo


Sabato 20 Dicembre 2014, alle ore 17, presso la Sala Conferenze "Mario Pacifico" del Museo Civico Archeologico "Biagio Greco" di Via Genova a Mondragone, si terrà la presentazione del volume La Rocca Montis Dragonis nella Terra di Mezzo di Luigi Crimaco e Francesca Sogliani.

Nella stessa occasione, inoltre, sarà presentata la guida 40.000 anni di Preistoria a Mondragone di Carmine Collina e Marcello Piperno. Interverranno  varie personalità del mondo accademico come Stefania Gigli Quilici, ordinario di Topografia Antica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, Antonio Salerno, docente di Preistoria presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, Francesca Sogliani, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera, Marcello Piperno, docente presso l'Università La Sapienza di Roma, oltre che il Direttore del Museo Civico Archeologico "Biagio Greco" Luigi Crimaco.

A moderare il dibattito sarà Francesco Nazzaro.
"Il fatto che vi sia un notevole fermento culturale intorno al patrimonio storico-archeologico della Città – osserva il Sindaco – conferma quanto le nostre ricchezze siano stimolanti per gli studiosi del settore. Le costanti campagne di scavo continuano a portare alla luce un passato ancor più interessante di quanto, all'inizio del percorso, avremmo potuto immaginare".
Dello stesso avviso l'Assessore ai Beni Culturali: "Il dato che molti studiosi continuino a trovare, giorno dopo giorno, il nostro patrimonio sempre più interessante, non può che riempirci di orgoglio. Oltre alle campagne di scavo – continua l'Assessore ai Beni Culturali Valerio Bertolino – come Amministrazione comunale abbiamo messo a disposizione una foresteria per i giovani, studenti e ricercatori universitari, che verranno a studiare da vicino quanto emerge, quotidianamente, dal lavoro di scavo e ricerca degli addetti ai lavori".
Sull'importanza delle nostre radici storiche anche l'Assessore alle Attività Culturali: "Mondragone non è soltanto ricca di risorse naturali - continua l'Assessore Smirne - ma anche di una storia che, se valorizzata nella giusta maniera, può rappresentare il viatico per un futuro migliore. Perché soltanto scoprendo ciò che siamo stati, riusciremo a comprendere al meglio ciò che possiamo diventare". Un futuro che potrebbe riservare un vero rilancio, secondo gli obiettivi dell'Amministrazione Schiappa.
"Il nostro obiettivo – conclude il Sindaco Schiappa – è quello di promuovere l'incremento delle attività di studi e ricerca sul nostro territorio, tale da rendere Mondragone un polo di riferimento per l'intera Comunità accademica del settore, consegnando nel tempo l'insieme dei risultati ai flussi turistici nazionali evidenziando il dato che, in Campania, c'è anche una ritrovata Mondragone".




martedì 16 dicembre 2014

"Il ventre di Napoli" di Matilde Serao nella nuova edizione curata dall'Associazione Talenti di Donna


IL VENTRE DI NAPOLI

Il ventre di Napoli
di Matilde Serao
cura e introduzione di Antonia Arslan
pp. 151, € 15,00
Biblos Edizioni, 2014
ISBN: 978-88-6448-067-1



Il ventre di Napoli è un capolavoro
frammentario ma potente, nato come
inchiesta giornalistica sul campo dopo
la terribile epidemia di colera del 1884,
pubblicato dapprima a puntate
su un giornale romano e successivamente
in volume.
Ma ben più che un inchiesta,
è un’appassionata rivisitazione degli
splendori passati e delle miserie attuali
di una città amatissima, una città-madre,
di cui la scrittrice-figlia svela il lato oscuro,
il ventre malato appunto, con una scrittura
ampia e sontuosa (mai però morbosa, mai
barocca), venata di pietà e di indignazione.
Dalla pietà e dall'indignazione il lettore
è condotto con mano ferma, attraverso
la sollecitazione di tutti i sensi, alla scoperta
dei quartieri immondi e oscuri dove
il popolo di Napoli, che tanto amerebbe 
il sole e la luce, è costretto ad ammucchiarsi
per sopravvivere, ai limiti dell'estenuazione.

dal risvolto della prima di copertina


L’associazione Talenti di Donna impegnata nell’attività di valorizzazione dei talenti femminili in tutti gli ambiti, creando valori e rieditando opere di scrittrici dimenticate dalla storia e dalla storia delle letteratura, nell'ambito della collana "Scrittrici ritrovate", dopo Emilia Salvioni, Contessa Lara, Neera, Marchesa Colombi, Caterina Pertoto, Ada Negri, quest’anno ha curato la riedizione de Il ventre di Napoli della nostra conterranea Matilde Serao.

Spesso considerato, con tono benevolo e sprezzante, "un reportage", il capolavoro della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella "retorichetta a base di golfo e colline fiorite che serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie".
La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: "Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?".Il ventre di Napoli discende in linea diretta dall'immersione di Hugo nel brulichio dei "Miserabili", dai labirinti indagati da Sue nei "Misteri di Parigi", dall'esasperato realismo del "Ventre di Parigi" di Zola, ma nello stesso tempo proviene dalla più bruciante delle realtà, dall'acquaforte goyesca di Napoli che nessuno prima della Serao aveva forse guardato con tanta intensità, di cui nessuno era riuscito a restituire la stracciona grandezza. 

Qui l'inchiesta giornalistica, effettuata all'indomani del colera del 1884, diventa un'esplorazione antropologica in "terrae incognitae" che getta sinistri fasci di luce sullo stato di miseria e di abbandono in cui ristagnano i quartieri della città destinati allo sventramento urbanistico.
da: www. talentididonna.it

sabato 13 dicembre 2014

Il Museo Archeologico di Teanum Sidicinum



Il Museo fu inaugurato nel 2001 ed  è ospitato nel complesso monumentale del cosiddetto “Loggione e Cavallerizza”. L’edificio, costruito nel XIV secolo per volere della famiglia Marzano, è uno splendido esempio di architettura tardo-gotica con funzioni civili (fu tribunale, sala d’arma e sede del seggio dei nobili). In parte trasformato nei secoli successivi, esso conserva due navate coperte da volte a crociera, sorrette da archi ad ogiva risalenti all’impianto originario.



A differenza di altri Musei campani di antica fondazione, il Museo di Teano non ha tra le sue collezioni, raccolte private o fondi accumulatesi con il tempo, ma è strettamente legato al territorio, agli scavi sistematici ed alle scoperte archeologiche, talune straordinarie, avvenute nel corso degli ultimi decenni del XX secolo. In effetti le origini del Museo si possono far risalire  al 1999, quando la Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, con la partecipazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, allestì proprio nei locali che ospitano il Museo, una Mostra di materiali archeologici “Da Sidicini a Romani. La necropoli di Orto Ceraso a Teano”. I materiali archeologici provenienti dalla necropoli di Orto Ceraso, tempestivamente restaurati e studiati, rappresentarono il primo fulcro di un’esposizione che avrebbe poi visto l’apertura del Museo Archeologico, al fine di soddisfare esigenze scientifiche e didattiche e di proporre i contesti di rinvenimento di materiali di un intero territorio.

Copertina dell'opuscolo divulgativo della Mostra:
Da Sidicini a Romani. La necropoli di Orto Ceraso a Teano


Il Museo, oggi, ci racconta così, grazie all’esposizione di oltre mille reperti, la storia di una città e del suo territorio, dalla preistoria alla tarda antichità.
I nuclei principali delle sale sono essenzialmente costituiti dai resti votivi provenienti dai santuari dei Sidicini, in particolare dall’area sacra individuata in località Loreto e dall’edificio di culto pertinente all’area scavata presso fondo Ruozzo, che ha restituito una notevole quantità di ex-voto, statuette, vasellame e ceramica miniaturistica.
Notevole la raccolta di steli funerarie, provenienti proprio da Orto Ceraso, che rappresentano una classe di reperti di straordinaria importanza, in quanto forniscono significative testimonianze per le ricerche sulle civiltà che abitarono il territorio sidicino-teanese.

Stele funeraria di Manlius Statuleius




Il testo è liberamente tratto dalla Guida al Parco Regionale Roccamonfina-Foce Garigliano.

Foto di: ©2014.Salvatore Bertolino 

lunedì 8 dicembre 2014

La Madonna delle Grotte nel teatro romano di Teano




L’altare della Vergine nel luogo conosciuto come "le Grotte” ha fatto ribattezzare l’area col nome di “Madonna delle Grotte”. Il percorso stradale che dal Savone attraversava i resti del teatro appare già nella pianta di G.B. Pacichelli (1703): l’altare doveva esistere già all’epoca eretto a protezione del viandante, costretto ad attraversare le rovine del teatro e possibile vittima di agguati e rapine nell’ultimo tratto del percorso verso la città di Teano.


Teano. Teatro romano


Con il secondo conflitto mondiale e l’abbandono a più riprese dell’area della città alta, la zona del teatro cominciò ad essere utilizzata stabilmente come rifugio. Testimonianze orali ricordano come durante il bombardamento del 6 ottobre del 1943 molti civili fossero scampati alla morte fuggendo terrorizzati nelle campagne e trovando scampo anche tra le mura del teatro. Cessate le ostilità, l’esultanza per essere sopravvissuti alla guerra ed aver evitato la deportazione in Germania, si trasformò in preghiera di ringraziamento alla Vergine.
Da quel momento e in occasioni delle celebrazioni del mese di Maggio e di Settembre si celebrò un culto, si decise di restaurare periodicamente l’altare e di posizionare una lamina di stagno con l’immagine dipinta della Madonna, ponendola al di sopra del vecchio affresco rovinato dal tempo.


Teano. Teatro romano
L'altare della Madonna delle Grotte addossato al muro di fondo dell'ambulacro superiore



Il testo è tratto dal cartiglio apposto nei pressi dell'altare.
Le foto sono di Salvatore Bertolino 

domenica 7 dicembre 2014

Teatro di Teanum Sidicinum




Il Teatro si trova nell’area della così detta città bassa, sulle pendici orientali dell’altura denominata Villino S. Antonio, a brevissima distanza dalla zona di San Pietro a Fuoco, identificata con il Foro. 
Il più antico teatro fu costruito alla fine del II secolo a.C. con muri e volte in opera incerta che sorreggevano la cavea: si tratta del più antico esempio di tale tipo di teatro in Italia. Il monumento formava un complesso unitario con un santuario, con ogni probabilità dedicato ad Apollo, costruito su una terrazza artificiale posta alle spalle della cavea, dalla quale era raggiungibile attraverso due rampe sotterranee. Il teatro fu ingrandito agli inizi del III secolo d.C. con lavori iniziati per volontà dell’imperatore Settimio Severo, conclusi sotto il regno di Gordiano III.
La cavea, suddivisa in quattro ranghi di sedili, raggiunse 85 metri di diametro e fu costruito un grandioso edificio scenico alto più di 25 metri. Un colonnato concludeva la sommità dell’edificio. 


Teatro di Teanum Sidicinum.
Ambulacro superiore, oggi adibito ad Antiquarium


La scena fui decorata con colonne ricavate nei marmi più preziosi proveninenti da tutto l’Impero e impreziosita da rilievi con Vittorie e trofei, lastre con maschere e da un grande numero di statue in marmo greco raffiguranti sia divinità, sia personaggi illustri della città e membri della famiglia imperiale.

Teatro di Teanum Sidicinum.
Capitello in marmo
Teatro di Teanum Sidicinum.
Statua in marmo rappresentante figura femminile

In età medievale il teatro fu prima una cava a cielo aperto, poi sulle sue macerie fu costruito un piccolo quartiere artigianale e di residenza.
Nel XVIII secolo sulle rovine passava la strada che conduceva alla rocca.


Il testo è tratto dal Cartiglio apposto all'ingresso della struttura.
Foto di Salvatore Bertolino