La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

venerdì 17 aprile 2026

LA VILLA ED IL VICUS DELLE TRE COLONNE A MONDRAGONE


Mondragone, loc. Tre Colonne. Pilastro in opus latericium





Mondragone, loc. Tre Colonne


Procedendo in direzione Mondragone, l'antica via Appia avanza quasi in parallelo con l'attuale strada Domiziana sino a quando all'altezza dell'Hotel Sinuessa, dove un tempo, più in basso vi era il Casino di Transo, in corrispondenza del miliare CIX (109, vedere estratto di mappa allegato di Rizzi Zannone 1789) vira a sinistra attraversando la località Incaldana.


Estratto di mappa del Rizzi Zannone 1789


Diverse sono le strade che si diramano verso le pendici della parte terminale della catena del Massico, ma una di queste risulta essere un diverticolo dell'Appia data la presenza di basoli ancora riscontrabili nonostante le numerose rimozioni susseguitesi nel tempo.


Diverticolo dell'Appia che conduce alla località Tre Colonne


Il diverticolo conduce al sito detto Le Tre Colonne, già evidenziato in un estratto di mappa borbonica del 1836. Alla base del monte Crestagallo, in prospettiva proprio sotto il Monastero di Sant'Anna de Aquis Vivis, si trovano una serie di terrazzamenti sia in opera poligonale che incerta, relativi ad alcune case coloniche che probabilmente rappresentavano un piccolo vicus collegato alla villa delle Tre Colonne.


Estratto di mappa borbonica, 1836


Nel sito sono stati individuati i resti di un criptoportico in opera incerta pertinenti ad una villa rustica di media grandezza databile tra il II sec, a.C. ed il III d.C.
I terreni superiori sono attraversati da una serie di cunicoli, alcuni corredati da tubuli di terracotta ed utilizzati come drenaggio, ma forse utili anche allo scopo di alimentare eventuali cisterne.
Di fatti nel corso del I sec. d.C. venne costruita di fianco la villa una capiente cisterna di cui sono visibili oggi i tre grandi pilastri in opus latericium in cui si evidenziano resti di rivestimento in cocciopesto, appunto le Tre Colonne che danno il nome alla località.

Marco Ceci

Marco Ceci è uno studioso di archeologia, profondamente legato alla valorizzazione del patrimonio storico delle antiche città di Sinuessa e Suessa.

Ha condotto approfonditi studi sul tracciato dell'Appia Regina Viarum nel territorio di Sessa Aurunca e Cellole;

ha analizzato e documentato testimonianze epigrafiche fondamentali, tra cui il "centesimo miglio" dell'Appia e altri miliari romani rinvenuti in aree rurali; 

collabora attivamente con associazioni e testate locali per promuovere la conoscenza della storia locale. 


Bibliografia essenziale:
M.Pagano, 1990
Crimaco ,1993
Proietti, 1993
Stefania Quilici Gigli, 1997



Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne




Mondragone, loc. Tre Colonne
     



Mondragone, loc. Tre Colonne


 

Foto di  

 Salvatore Bertolino











lunedì 26 gennaio 2026

Marzuli di Sessa Aurunca. La chiesa di Santa Maria delle Grazie

 


L’edificio è posto all’esterno del tessuto storico urbano di Marzuli, sulla sommità di un'altura e vi si accede tramite una scalinata in gradoni di blocchi di tufo; essa si compone di un’aula unica coperta con tetto a capriate a vista mentre l’abside, di forma quadrangolare, è coperto con volta a crociera a sesto acuto.
La facciata è costituita da un unico portale con lunetta affrescata. Alla sommità della facciata vi sono tre aperture, una è la finestra comunicante con l’interno dell’aula, le altre due fungono da alloggio per le campane.
Durante recenti interventi di restauro che hanno interessato l’intera struttura, sono emerse pitture parietali prevalentemente devozionali risalenti, probabilmente, al secolo XV.







lunedì 15 dicembre 2025

Mondragone rende omaggio alla memoria del filosofo Pietro Taglialatela

 



Pietro Taglialatela, filosofo (1829 - 1913) 


Si è tenuta ieri, domenica 14 dicembre 2025, a Mondragone l'inaugurazione del busto marmoreo dedicato al filosofo Pietro Taglialatela. A oltre un secolo dalla sua morte, avvenuta nel 1913, la Città ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi figli più illustri, figura di spicco della filosofia italiana.
La cerimonia ha visto la partecipazione delle autorità locali e dei cittadini, uniti nel ricordo di un intellettuale che ha lasciato un segno indelebile nella cultura del territorio e oltre. 
La scultura, opera del formiano Raffaele Mollo in un bianco blocco di Carrara, ritrae il filosofo con realismo e dignità, ed è stata svelata in un momento solenne, a perenne memoria del suo contributo alla Cultura. 
L'iniziativa, sostenuta dall'Associazione Quartiere Sant'Angelo, rientra nelle attività volte a valorizzare le personalità storiche locali e a tramandarne la memoria alle nuove generazioni, sottolineando l'importanza del pensiero e degli studi filosofici promossi da Taglialatela.


Sono previste prossimamente altre manifestazioni e giornate di studio, anche nell'ambìto della progettualità delle Scuole cittadine, sul pensiero e sulle opere del nostro concittadino "degno uomo e colto filosofo, autore tra l'altro di un pregevole volume d'Istituzioni di Filosofia", così lo definisce Benedetto Croce in un suo volume su Pescasseroli, parlando dell'emigrazione dei cittadini di Pescasseroli in America, che proprio dal Taglialatela erano stati convertiti al protestantesimo. 














Benedetto Croce, gli Evangelici di Pescasseroli e Pietro Taglialatela, tratto da «L'evangelista»

30 giugno 1926
Patrimonio Archivio Storico del Senato


martedì 9 dicembre 2025

Svelatura del busto di Pietro Taglialatela, filosofo


 

A distanza di oltre cento anni dalla morte avvenuta nel 1913, Mondragone rende omaggio alla memoria di uno dei suoi figli più illustri con la svelatura di un busto marmoreo che lo rappresenta. 

La cerimonia è prevista per 

domenica 14 dicembre 2025 ore 16 

Palazzo Ducale di Mondragone 

a cura dell'Associazione Quartiere di Sant'Angelo. 


Tipica personalità dell’Ottocento, ebbe, in comune con gli uomini più vivi del suo secolo, profonda fede nell’ideale del progresso e un diffuso senso di sano ottimismo, che non è superficialità, ma attesa di una umanità migliore, fiducia che le idee di libertà, di fratellanza, confortate dalle prime strepitose conquiste della scienza e della tecnica, sarebbero riuscite, vinte le prime grandi battaglie rivoluzionarie, a dare un volto veramente nuovo al mondo contemporaneo.
Così ha scritto di lui, Giovanni Iurato, in Pietro Taglialatela. Dalla filosofia del Gioberti all’evangelismo antipapale, editrice Claudiana, Torino 1972.



lunedì 8 dicembre 2025

Minturnae. Il cippo funebre di Q Caelius Sp architectus navalis

 


Il cippo funebre di Q Caelius Sp architectus navalis
(foto Salvatore Bertolino)

La stele sepolcrale, rinvenuta nell'entroterra (SS. Cosma e Damiano) è conservata nell' Antiquarium dell'Area Archeologica dell'antica Minturnae

Vivit 

Q(uintus) Caelius Sp(uri) f(ilius) Vivi(us) 

architectus navalis 

vivit 

uxor Camidia M(arci) l(iberta) 

Aprhodisia.

Hospes resiste et nisi 

molestust, perlege noli 

stomachare suadeo  

caldum bibas  

moriundust

vale


Una traduzione dell'iscrizione esiste in Brian K. Harvey, Roman Lives: Ancient Roman Life as Illustrated by Latin Inscriptions, 2015, p. 172 


Vive Quinto Celio Vivio, figlio di Spurio, architetto navale. 

Vive sua moglie Camidia Afrodisia liberta di Marco. 

Amico, fermati e leggi a meno che non ti dia fastidio (fermarti). Non irritarti. Ti chiedo di bere una bevanda calda. Dobbiamo morire. Addio.

domenica 23 novembre 2025

1970. Le prime Elezioni Regionali in Campania. I risultati di Mondragone

A seguito della legge che istituì le Regioni a statuto ordinario, nel 1970 il 7-8 giugno, si tennero le prime elezioni regionali in Campania.


A vincerle fu la Democrazia Cristiana che sfiorò il 40 per cento dei suffragi, quasi il doppio del Pci che si fermò al 21,83%. 

In quel tempo il Presidente veniva eletto dal Consiglio regionale. Il primo a ricevere quest’incarico fu Carlo Leone della Dc che durò in carica un solo anno. Lo sostituì Nicola Mancino, un altro anno. A seguire Alberto Servidio, sempre in carica per dodici mesi. Infine, per un biennio, Vittorio Cascetta. 

Nei primi cinque anni di legislazione regionale, una bella turbolenza: ben quattro presidenti.


Oggi In seguito alla riforma del 1999, l'elezione del Presidente della Regione avviene per suffragio universale e diretto.


A Mondragone gli iscritti nelle liste elettorali erano all'epoca 11.555, di questi votarono in 9676. l'83,74%. 

I risultati furono quelli riportati nella scheda sottostante.





I voti nulli 828 di cui 191 schede bianche.


Si candidarono all'epoca, per la circoscrizione Caserta, i nostri concittadini, il prof. Pasquale Valente nella lista DC che ottenne in totale 6986 preferenze e Armando Stefanelli nella lista PRI che ottenne in totale 2614 preferenze, entrambi non eletti. 

 



Fonte Archivio Ministero Interni

mercoledì 5 novembre 2025

L'Epigrafe di Lucio Papio, tra i primi testamenti della Storia...





L. PAPIUS. L.F. TER. POLLIO. DUO. VlR. L. PAPIUS. L.F. FAL. PATR. MULSUM.ET CRUSTUM COLONIS SENUISANIS. ET CAEDICIANEIS. OMNIBUS. MUNUS. GLADIATORIUM. CENAM. COLONIS. SENUISANIS. ET. PAPIEIS. MONUMENTUM HS ____ EX TESTAMENTO. ARBITRATU. L. NOVERCINI L.F. PUP. POLLIONIS

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LUCIO PAPIO FIGLIO DI LUCIO E POLLIONE DUOVIRI PERLA TERZA VOLTA.
LUCIO PAPIO FIGLIO DI LUCIO DI ORIGINE FALERNA (TESTATORE): VINO (mescolato con miele) E CIAMBELLE AI COLONI SINUESSANI E CEDICIANESI; A TUTTI UNO SPETTACOLO GLADIATORIO, UNA CENA AI COLONI SINUESSANI, E AI PAPIESI IL MONUMENTO DI 12.000 SESTERZI COME DA TESTAMENTO, DEL QUALE NOMINA ESECUTORI LUCIO NOVERCINO FIGLIO DI LUCIO E PUPINIO POLLIONE 

domenica 26 ottobre 2025

Sessa Aurunca. Chiesa di santo Stefano (XIII-XVII sec.)




 

Molto scarne le notizie su questa chiesa che si trova poche centinaia di metri oltrepassata la porta dei Cappuccini. Ieri pomeriggio, 26 ottobre 2025, l'ho trovata per la prima volta aperta e visitabile. A prima vista sembra che sia stata oggetto di un recente restauro. 

La chiesa, preceduta da un atrio in cui trova posto la scalinata che permette di superare il dislivello dalla strada, da cui ha accesso, e l'aula più in alto, ha un impianto a croce greca allungata, con volta a crociera al centro e cupola sul presbiterio. Le cappelle laterali, su entrambi i lati, sono inquadrate da due coppie di colonne libere.

Annesso alla chiesa, attualmente non visitabile, un complesso monastico con chiostro medievale circondato da un porticato ad archi acuti su pilastri quadrati. In un documento del Ministero Beni Culturali ed Ambientali (scheda del Catalogo) trovo che "la chiesa è citata come parte integrante al Monastero delle Clarisse in un documento papale del 1233 ed in un altro del 1240." 

Di particolare interesse il pavimento maiolicato e gli altari in marmi policromi, nonchè la cupola ed il campanile rivestiti in piastrelle maiolicate.

Secondo alcuni, proprio per l'impanto, la chiesa appare simile a quella del Rosariello alle Pigne a Napoli, costruita da Arcangelo Guglielmelli nel 1692. 




















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sabato 22 marzo 2025

Santuario e Convento di Santa Maria dei Lattani




Notevole esempio di arte campana del '400, il Convento ed il suo complesso sono stati oggetto di molti interventi nell'arco di oltre cinque secoli. Dopo ampliamenti e restauri, la struttura oggi appare come una stratificazione di più stili, tuttavia dell'impianto gotico è visibile ancora l'insieme originario di età romanica.

L'architettura del fabbricato, di stile principalmente Romanico-Elegante, con richiami e spunti artistici tipici del Rinascimento, ha un aspetto severo sia nelle forme sia nella struttura, tale da soggiogare immediatamente lo spirito dei visitatori. Le decorazioni e le sculture, quasi tutte in pietra vulcanica di Roccamonfina, sono ascrivibili alla fase durazzesca ed aragonese del Regno di Napoli: conservano ricchi particolari decorativi, frutto dell'accurato lavoro di taglio e cesellatura degli abili lapicidi dell'epoca.




In tutto il santuario si respira un'atmosfera mistica, a partire dal punto in cui si sale la Maestosa scalinata in pietra locale e si giunge nell'atrio gotico con volta a crociera, sovrastato da un grande portale in legno di castagno decorato con riquadri a rosoncini databile al 1507.

All'ingresso del complesso si trovano due particolari aperture con ornie decorate, le cui modanature sono attribuibili al XV secolo, mentre al primo piano compaiono degli scuri lavorati con estrema minuzia, caratterizzati da esili colonnine e da un rosone È posizionato nella parte superiore con una decorazione con motivo a vortice.

All'interno della Chiesa, sul lato sinistro dell'unica navata, suddivisa in tre volte a crociera sorrette da eleganti pilastri, è possibile ammirare la cappella della Madonna di latta nei cui si accede attraverso tre larghi gradini.

Le varie stratificazioni di stili  non hanno intaccato il progetto iniziale del Santuario, di cui restano inalterate la struttura e le decorazioni. Il Portico, della prima metà del XVII secolo, è ancora in ottimo stato di conservazione punto della stessa fase è il Chiostro, splendido nel suo impianto a forma rettangolare, definito da colonne basse e disuguali, alcune con Preziosi particolari decorativi tuttora visibili punto le pareti del chiostro sono adornate da suggestivi dipinti di padre Tommaso di Nova 1630 1637 dissi, che raccontano la vita di San Francesco.

il santuario e il convento di Santa Maria dei Lattani custodiscono altre opere d'arte di gran valore come l'interessante finestra in stile durazzesco-catalano posta al piano inferiore della facciata. All'interno del cortile vicino al convento si trova, inoltre, l'Eremitaggio di San Bernardino, costruito prima della Cappella, su tre livelli con gli ultimi due porticati raggiunti da una scala esterna. I recenti e meticolosi restauri hanno contribuito a fare del Santuario e del Convento di Santa Maria dei Lattanì uno dei complessi artistici più suggestivi e visitati dell'Alta Campania.




lunedì 10 giugno 2024

La via Domiziana. Ricognizioni storiche lungo il tracciato




Mondragone, loc. Scopelle.
Affioramento del lastricato della via Domitiana


Una strada che metteva in comunicazione Sinuessa con Literno e Pozzuoli, fosse pure in semplice terra battuta o sotto forma di pista polverosa, esisteva già dal 215 a.C., allorquando fu aperta da Quinto Fabio Massimo durante la II guerra punica. 

Nello stesso anno questa strada fu utilizzata da Tito Sempronio Gracco, come ci tramanda Tito Livio negli Annales

Sinuessae, quo ad conveniendum diem edixerat, exercitu lustrato, transgressus Vulturnum, circa Liternum castra posuit 

quando, il console, dopo aver passato in rassegna l'esercito a Sinuessa,  supera il Volturno e pone l'accampamento  a Liternum. 




Roma. Museo Archeologico Centrale Montemartini
Ritratto di Domitiano

Solo nell’anno 95 d.C., per volere di Domiziano imperatore questa strada venne rifatta e lastricata, e resa efficiente a tal punto che diventò percorribile in appena due ore.

 

Nacque così la via Domitiana. 




Mondragone, loc. Scopelle.
Tracciato originario della via Domitiana


La via Domitiana aveva inizio appena dopo Sinuessa, laddove la consolare Appia svoltava per Capua; quindi, mentre l’Appia si dirigeva verso sud–est, lambendo le pendici del Monte Petrino, la via Domitiana proseguiva lungo il litorale: 

Illic flectitur excitus viator, 

Illic Appia se dolet relinqui. a

Tunc velocior acriorque cursus, 

Tunc ipsos iuvat impetus iugales; 

Ceu fessis ubi remigum lacertis 

Primae carbasa ventilatis, aurae.

Stazio, Silvae, IV, vv 101-106 




Mondragone, loc. Scopelle.
Affioramento del lastricato della via Domitiana


Il tragitto completo, da Sinuessa a Puteoli, misurava 33 miglia romane, pari a circa Km 49. 

Lungo il suo percorso, la Domitiana transitava mediante ponti, sicuramente in muratura, su tre fiumi: nell’ordine, il Savone, il Volturno ed il Clanio (chiamato anche Liternum flumen), nonché immissario ed emissario della Palus Liternina, (oggi Lago di Patria); attraversava centri abitati quali Vulturnum (Castelvolturno), Liternum (Lago Patria) e Cumae, prima di giungere a Puteoli


In merito al ponte sul Savone, una testimonianza abbastanza recente ci è fornita da Antonio Sementini (Sinuessa. Ricognizioni archeologiche lungo l'Appia e la Domiziana)  da cui apprendiamo che fino al 1949-50 era ancora visibile lo scheletro di un'arcata in tufo giallo flegreo con filari in cotto. Il dato è confermato da Johwannosky (1990) secondo cui, resti del ponte erano visibili fino agli anni '50 quando furono eseguiti i lavori di regimentazione dell'alveo del Savone.

Ecco come il Sementini descrive il ponte sul Savone:

Costruito a due luci sulla foce del "piger Savo" a sostegno dello antico selciato sul lento deflusso dell'ultimo corso del fiume, l'antico ponte lasciava ancora in vista, ai margini del vigneto del sig. Francesco La Torre, la solida spalliera di sud-est della seconda arcata, caduta nelle acque negli anni andati. Il grosso nucleo della spalliera in tufo, calce e cotto, venne ricoperto dalla seconda rampa, che conduce al lido, tra il '49 e il '51, durante i lavori di bonifica, ed oggi il pilastro di levante risulta completamente ricoperto di terriccio indurito.


Qualche anno dopo andò quasi completamente distrutto anche lo scheletro dell'ultima arcata per mano della ditta che gettò la passerella in cemento là dov'era, affiancato al domizianeo, un ponticello in tufo friabile locale, reso pericolante dagli ultimi eventi bellici. Finiva, così, per scomparire del tutto anche la pila centrale, un tempo al taglio della corrente, saldamente infissa nel fiume a sostenere le due arcate del ponte.

La costruzione, così come si presentava, dovette essere sicuramente dell'ultimo rifacimento per mano dei "curatores" di Teodorico, che rispettò e restaurò, circondandosi dell'elemento colto romano, le costruzioni più importanti del periodo imperiale.

 

Partendo dalle pendici del Monte Massico, la Domitiana attraversava tutta la pianura alluvionale formata dai tre fiumi, costeggiando il litorale e la lunghissima pineta costiera, la Sylva Gallinaria, per poi pervenire ai rilievi dei Campi Flegrei, lambendo le coste di Cuma, ma anche transitando sotto il fornice dell’Arco Felice. 


Immagine da: F. Longobardo, Problemi di viabilità in Campania: la via Domitiana in Viabilità e insediamenti nell'Italia antica, L'Erma di Bretschneider, 2004 


Dalla illustrazione che precede appara chiaro come la strada Domitiana fosse, agli inizi del 1600, ancora percorribile nel suo originario tracciato da Sinuessa fino a Cuma, percorribilità attestata anche negli anni della prima metà del Quattrocento, come risulta da una lettera che l'ambasciatore fiorentino Giovanni Lanfredini invia ad Antonio di Jacopo Benci detto il Pollaiolo (1431-1496-98).

Così vedemo molte ruine e spoglie, che dimostrano stupendissima grandezza; ma non mi pare piccola cosa la strada Romana che dura fino a Pezuolo e in molti luoghi per lo chammino si vede intera…


Le maggiori testimonianze archeologiche di questa via sono, oggi, assai visibili nei pressi di Cuma.