La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

mercoledì 6 febbraio 2013

Sessa Aurunca. Il Museo diocesano "Giovanni Maria Diamare"


San Francesco,
Legno dipinto (sec. XIX)
La diocesi di Sessa Aurunca comprende attualmente i comuni di Sessa Aurunca, Carinola, Falciano del Massico e Mondragone, comuni di antichissima storia nei quali la civiltà si è sviluppata assai presto. Questo Museo riguarda un ambito specifico, quello dell’arte sacra che qui risale fino al I secolo, ma porta con sé testimonianze ricche di una Chiesa vivace circondata da grandi e colte famiglie, come conferma il caso straordinario di Carinola che uno studioso del calibro di Venturi ha definito “una Pompei quattrocentesca”  per la ricchezza e la raffinatezza delle architetture, opera di Guglielmo Sagrera che la trasformò in un suggestivo centro di arte ‘catalana’.
La diocesi sessana è molto antica con prime attestazioni che risalgono al V-VI secolo, anche se, come è noto, la civiltà aurunca è ben più antica: area di grande storia, dunque, che non poteva non spingere alla creazione di un Museo che raccogliesse almeno in parte documenti e testimonianze molte delle quali provenienti dalla splendida Cattedrale, edificio con forti impronte desideriane, consacrata nel 1103, anche se molto rimaneggiata nel corso di questi lunghi secoli.
Fu il vescovo Giovanni Maria Diamare a cominciare dalla fine dell’Ottocento a raccogliere i disiecta membra: frammenti lapidei, epigrafi, capitelli, arredi sacri, lastre incise, legni lavorati, dipinti. Il lavoro di raccolta è continuato fino a quando non si è individuato, come prestigiosa sede, il complesso monumentale benedettino di San Germano (sec. XIII).
Molto interessante è la raccolta dei legni dipinti fra i quali spicca una sorridente Madonna quattrocentesca con in braccio il Bambino, proveniente dalla stessa Chiesa di San Germano.
La presenza degli Ordini mendicanti, Francescani e Domenicani, ai quali si aggiunsero nel tempo Agostiniani, Carmelitani e Cappuccini, fu favorita anche dalla costruzione di chiese e conventi voluti in particolare da Giovanni Antonio Marzano (sec. XV): questo spiega la presenza di più statue in legno intagliato dedicate a San Francesco, di gusto popolare, ma intense.
Molte sono le lastre in marmo con stemmi gentilizi o figure in bassorilievo a memoria dei tanti Signori che vissero in questa bella e importante città, a cominciare da Giovanni A. Marzano, duca di Sessa, morto nel 1453, sepolto nella chiesa di San Francesco con la spada appuntita al fianco e due cuccioli ai piedi.
Lo stesso ritmo compositivo si ripete nella lastra tombale di Galeazzo Guindazzo, sindaco di Sessa alla fine del Quattrocento. Un cucciolo ai suoi piedi, un leone sulla destra che si arrampica sulla spada finalmente deposta. Molte sono la lastre funerarie di grande interesse storico-documentario relativamente alle tante famiglie di potenti che nei secoli vissero a Sessa. Fra i tanti marmi spicca per la sua rigorosa solennità una piccola urna cineraria in tufo giallino di tarda età romana (IV sec.), ritrovata nel cimitero di San Casto. Al centro due croci, una dentro l’altra, con ai lati due rosette in rilievo.
Molto ricca la collezione degli argenti: calici, aspersori, pastorali (bacula), secchielli, turiboli, pissidi. Fra questi fa sorprendente mostra di sé un busto in argento e rame del sec. XVIII di un ignoto santo: in forma di veste dalmata, è completamente sbalzato con realistici motivi di fiori e rami. Molto vistosa è anche la porticina di un tabernacolo in argento proveniente dal monastero di San Germano (sec. XIX).

San Giuseppe e Bambino, Legno dipinto (sec. XVIII)

Il testo e le illustrazioni sono tratte da:
Jolanda Capriglione, I musei della provincia di Caserta, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Caserta, 2005.   

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