La conoscenza di un territorio e dei suoi valori identitari costituisce non solo il fondamento di un sentimento di appartenenza per le comunità che vi risiedono, ma anche il presupposto per un reale apprezzamento e per una consapevolezza del valore, collettivo e individuale al tempo stesso, del patrimonio culturale locale, oltre che una condizione essenziale per la sua tutela e per la sua rinascita economica e sociale.

Knowing a country and its identity values is both the basis for a sense of belonging for local communities and the prerequisite for an appreciation and a true understanding of the single and collective importance of the cultural and territorial heritage. It is, moreover, the necessary condition to promote its protection and economic and social revival.

domenica 27 settembre 2015

Sessa Aurunca. Il teatro romano di Suessa


SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa


I primi scavi archeologici al Teatro romano di Sessa Aurunca furono diretti da Amedeo Maiuri negli anni ’20 del XX secolo. Precedentemente, gli storici municipali ne avevano testimoniato la presenza riconoscendone, come il De Masi, finanche l’originaria destinazione.  
L’edificio monumentale, sorto a ridosso del foro, fu edificato nell’età augustea per poi essere ampliato nel II secolo d. C. ad opera di Matidia Minore. Con la fine dell’impero romano subisce, come gran parte degli edifici antichi, la quasi totale “spoliazione” e il riutilizzo del materiale per la costruzione di altri edifici, tra cui la Cattedrale. 



SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa



SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa


A differenza di altri teatri antichi, quello di Sessa ha un impianto più vicino al greco che non all’italico, avendo gran parte della cavea “appoggiata” al banco tufaceo. Durante l’ultima campagna di scavi, ultimata solo recentemente, sono venuti alla luce diverse emergenze architettoniche ritenute oramai scomparse. Tra queste, occorre ricordare parte della media e ima cavea, con diversi gradoni ancora in buone condizioni conservative. Secondo in Campania, dopo il teatro romano di Napoli, la cavea poteva contenere dai sette agli ottomila spettatori. Dalle fondazioni ancora presenti, è stato possibile comprendere l’imponenza della scena che raggiungeva un’altezza di circa venti metri. L’ingresso avveniva da almeno due zone. A sud si accedeva tramite uno scalone monumentale, che si collegava ad un edificio basilicale decorato con marmi, l’ingresso nord era costituito da una galleria scavata nel tufo, all’interno della quale si è rinvenuto un affresco raffigurante, probabilmente, il nume tutelare del teatro. Completamente inaspettato è stato il ritrovamento di numerose statue, alcune quasi integre, ed iscrizioni che arricchivano, insieme con i marmi di diversa qualità, l’apparato decorativo dell’edificio. Tra le statue, quattro visibili presso il Castello ducale, particolare interesse desta Matidia / Aurea, composta da due differenti marmi di colore nero e bianco, Traiano, Adriano e Vibia Sabina, databili al II secolo d. C. .



SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa


Per la grandiosità di resti e la preziosità dei reperti rinvenuti, il teatro rappresenta la testimonianza tangibile della potenza e dell’interesse di Roma per la Campania e per Suessa in particolare. 
L’edificio con murature conservate fino a m 20,00 di altezza, comprende una cavea di m 110 di diametro, scavata nella collina e superiormente impostata su gallerie, con tre ordini di gradinate in calcare di che potevano ospitare da 7000 a 10000 spettatori. Consistenti sono anche i resti della struttura che sosteneva il velarium, usato per proteggere gli spettatori dal sole, e del grande edificio scenico, lungo m 40,00 ed alto in origine m 24,00, dotato di tre ordini sovrapposti di 84 colonne.

La scena costituiva un vero e proprio museo a cielo aperto dove gli artisti e gli scalpellini romani usarono molte qualità di marmi per realizzare le decorazioni architettoniche, costituite da fregi, architravi e capitelli. Le colonne furono realizzate con cinque diverse qualità di marmi colorati, provenienti dalle isole greche, dalla Numidia e dall’Egitto, mentre gli architravi ed i capitelli vennero scolpiti in marmo bianco proveniente da Carrara e da Atene. 

SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa

SESSA AURUNCA (Caserta). Teatro romano dell'antica Suessa

I testi sono tratti da internet
Le foto sono di Salvatore Bertolino

venerdì 28 agosto 2015

Sessa Aurunca. Corteo storico rievocativo della visita di Carlo V alla Città

Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 

Con un salto all’indietro di quasi cinque secoli, con una giornata all’insegna del Rinascimento, con lo splendore degli abiti, dei suoni e delle armi del periodo, Sessa Aurunca ha voluto rievocare la storica visita che l’imperatore Carlo V fece alla Città nel 1536. Cavalli e cavalieri, sbandieratori e musici, banchieri e ricchi mercanti, dame e damigelle, uomini in armi, sindaci, magistrati e rappresentanti con le insegne dei quartieri della Città, archibugieri e balestrieri hanno accompagnato la figura di Carlo V in un lungo e maestoso corteo che si è snodato lungo le strette stradine del centro storico di Sessa Aurunca dalla torre medievale di porta Cappuccini fino alla piazza de Lo Mercato, passando per le strette stradine che portano alla Cattedrale e, quindi per le rampe e la piazza d’armi del Castello.
Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 

Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 

Il personaggio
Nato a Gand, nelle Fiandre, nel 1500, e morto a San Jerónimo de Yuste nel 1558, Carlo discendeva da alcuni dei casati più illustri della nobiltà europea: infatti, era figlio di Filippo d’Asburgo, detto il Bello (perciò nipote dell'Imperatore Massimiliano) e di Giovanna detta la Pazza (figlia di Ferdinando d'Aragona e di Isabella di Castiglia).
Nel 1516, dopo la morte di Ferdinando il Cattolico, Carlo (che, alla morte del padre, nel 1506, aveva già ereditato i Paesi Bassi), divenne re dell'ormai unificato Regno di Spagna, che, da un lato, con il possesso del regno di Napoli, della Sicilia, della Sardegna e delle Isole Baleari, già occupava una posizione centrale nel Mediterraneo; dall'altro, con le recenti conquiste sulle sponde del continente americano, si proiettava verso gli oceani, contendendo ai Portoghesi il dominio delle nuove terre.
Tra il 1534 e il 1535 l’Imperatore Carlo V è costretto ad organizzare una poderosa spedizione contro i Turchi di Solimano II il Magnifico, che in questo periodo infestano il Mediterraneo. Guidate da Chair-Ed-Din, detto Barbarossa, signore di Algeri, le navi turche gettano il terrore su tutte le coste dell'Italia meridionale con sbarchi improvvisi, saccheggi e rapimenti.
La spedizione, forte di 400 navi e 25.000 soldati, ha un grande successo: il 14 ottobre 1535 viene espugnata la Goletta, la fortezza posta a protezione di Tunisi. Poco dopo cade anche Tunisi, grazie alla ribellione dei ventimila schiavi cristiani che riescono ad aprire le porte alle armate imperiali.
Carlo V, dopo la vittoria, inizia una visita nei suoi possedimenti in Italia.


Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 



Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 


Il fatto storico
(integralmente ripreso dal sito ufficiale della manifestazione: 
http://www.grantorneodeiquartieri.it)

Secondo la cronaca di notar Antonino Castaldo l’Imperatore entra trionfalmente in Napoli il 25 novembre del 1535, giorno di Santa Caterina, e dimora nel Castello Nuovo per tutto l’inverno.
Risale certamente a questo periodo la richiesta fatta all’Imperatore dal nostro illustre concittadino Agostino Nifo di una serie di agevolazioni fiscali e privilegi per l’arte della stampa a Napoli (di cui ricevette la cittadinanza onoraria nel 1528), che dopo l’impresa francese del 1527, e la peste di quell’anno, giaceva in un periodo di depressione.
Agostino Nifo, detto anche il Sessano, è stato medico e, soprattutto, uno dei filosofi più illustri del suo tempo, amato dai Pontefici e riverito dai sovrani. Professore di filosofia all'Università di Padova e in seguito anche a Napoli, Roma e Pisa, raggiunse una fama tale da divenire, appoggiato da Papa Leone X, il difensore della dottrina cattolica nella disputa sull’immortalità dell’anima contro le posizioni di Pietro Pomponazzi e degli alessandristi. Fu per questo ricompensato con la nomina a conte palatino con il diritto di assumere il cognome del Papa, Medici.
Anche a Carlo V era giunta l’eco della fama del Nifo. Secondo Tommaso De Masi, il più illustre storico municipale: “Pervenuta all’orecchio dell’Imperadore Carlo V, allora regnante, la fama di un così dotto Uomo, volle averlo presso di se, e gli diede particolari segni della stima che di esso si faceva, nominandolo suo Consigliere di Stato e Grande. Per la qual cosa essendosi un giorno seduto (il Nifo) e coverto avanti di quello (Carlo V), nel mentre molti gran Signori erano scoverti ed all’in piedi, avvertito dal medesimo Imperadore (…) risposegli che de’ Signori e Principi esso poteva farne quanti voleva con una sola parola, ma far non poteva un de’ Filosofi suoi par”.
Questo incontro, avvenuto certamente alla corte madrilena dell’Imperatore, è stato iconograficamente immortalato in una delle tele esposte nel salone del palazzo di Città di Sessa, dal pittore aurunco dell’800 Luigi Toro.
Il Nifo aveva già in passato dedicato a Carlo V due opere, il De falsa diluvii prognosticatione, del 1519 e il de regnandi peritia, del 1523. Sempre secondo il De Masi, aveva fatto erigere nel 1532 un’iscrizione in onore dell’Imperatore “dopo che egli… si portò nell’Ungheria con un esercito di ottantamila Fanti e trentamila cavalli per combattere Solimano Re de’ Turchi, che vi faceva de’ gran progressi”.

Pertanto, quando Carlo V muove da Napoli alla volta di Gaeta il 22 marzo 1536, decide di fermarsi a Sessa il 24, vigilia dell’Annunciazione “in grazia di Agostino che allora era Sindico de’ Nobili e con molta magnificenza lo trattò, concedette alla Città ed a’ particolari cittadini delle molte grazie e privilegi” (De Masi). Secondo la cronaca di don Gaspare Fuscolillo, l’Imperatore giunge “at ventitré hore et mecza” a Sessa alla porta del borgo inferiore, non ancora detta poi dei Cappuccini, accolto, oltre che dal Nifo, dagli altri Sindaci Marcantonio di Palo e Cesare Lippo. In suo onore i sessani fanno grandi feste e lo stesso Agostino Nifo detterà poi il testo di un’altra epigrafe che, insieme all’altra del 1532, si trova ancora oggi murata lungo il Corso Lucilio, nei pressi del medievale “Sedile di San Matteo” o dei Nobili. L’Imperatore sosta nella città alloggiando nel castello ducale “perfine alla mattina sequente et depoi se partio at hore 18” (Fuscolillo) alla volta di Gaeta donde si imbarca per Roma.


Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte 



Sessa Aurunca rivive i fasti del Rinascimento con l'ingresso in Città 
dell'imperatore Carlo V e della sua corte